Telco & IT
3 notizieSettimana di trimestrali a Piazza Affari: TIM e Poste pubblicano i conti il 6 e 7 maggio. Poste avvia subito dopo la gara di finanziamento per la parte cash dell'OPAS, fino a 2,85 miliardi
Il calendario di Piazza Affari concentra in 48 ore due dei dossier più seguiti del settore. TIM riunirà il CdA il 6 maggio per approvare la trimestrale, Poste lo stesso giorno con pubblicazione dei dati il 7. Equita stima per Poste ricavi consolidati a 3,4 miliardi (+6%) e utile operativo a 870 milioni, con utile ex TIM a 620 milioni. Il rendimento da dividendo prospettico è destinato a salire al 7-8% nel triennio 2026-2028 secondo le proiezioni di Equita e Banca Akros. Il vero passaggio strategico arriva subito dopo la conferenza con gli analisti: Poste, secondo Iusletter, invierà una request for proposal a una rosa ampia di banche italiane ed europee per finanziare la parte cash dell'OPAS su TIM, fino a 2,85 miliardi di euro. L'obiettivo è scegliere una decina di istituti tra quelli che presenteranno le condizioni più competitive sui tassi, con una size media del prestito attorno ai 300 milioni per banca. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BPM hanno già manifestato interesse informale, insieme a banche di medie dimensioni e ai principali gruppi europei. JP Morgan, BNP e Mediobanca, advisor dell'OPAS, avevano già fornito confidential letter sulla sostenibilità finanziaria. Per gli azionisti TIM la trimestrale del 6 maggio sarà l'ultimo set di dati prima dell'OPAS effettiva, con closing previsto entro fine 2026.
Iliad presenta il piano "Più veloci" per il rinnovo delle frequenze 2029. Vuole risalire da 110 a 202,2 MHz e chiede a TIM, Fastweb+Vodafone e WindTre una redistribuzione delle bande 900 MHz, 1.8 GHz e 2.1 GHz
Iliad ha messo sul tavolo della terza consultazione AGCOM una proposta dettagliata di redistribuzione del maxi-pacchetto di frequenze in scadenza nel 2029. Il piano si chiama "Più veloci" e punta a riequilibrare quello che il country manager Benedetto Levi ha definito lo squilibrio più alto in Europa tra l'operatore con più spettro e quello con meno. Numeri alla mano: oggi TIM controlla 280 MHz, Fastweb+Vodafone 300, WindTre 270 e Iliad solo 110. La nuova distribuzione proposta porterebbe Iliad a 202,2 MHz (dal 10% al 19% del totale), mentre TIM scenderebbe al 27%, WindTre al 26% e Fastweb+Vodafone al 29%. La proposta tocca tre direttrici: una distribuzione paritaria sulle bande 900 MHz, 1.8 GHz e 2.1 GHz, una revisione su 3.4-3.6 GHz, e l'assegnazione integrale della banda 2.3 GHz agli altri tre operatori. Il governo studia in parallelo, con il MEF coinvolto, l'ipotesi di rinnovo a sconto o gratuito in cambio di investimenti aggiuntivi sulla rete, sul modello del Digital Networks Act europeo. La terza consultazione AGCOM, attesa nel primo trimestre, è stata rimandata tra maggio e giugno. La decisione finale sul perimetro e sul prezzo non arriverà prima dell'ultimo trimestre 2026.
Da venerdì primo maggio cambia il Servizio Postale Universale: addio Posta Prioritaria nel perimetro tutelato, consegna ordinaria fino al quinto giorno lavorativo. Sul fisso TIM aumento di 2,99 euro al mese
Dal primo maggio è entrato in vigore il nuovo contratto del Servizio Postale Universale, che durerà fino al 2036. Esce dal perimetro tutelato la Posta Prioritaria, che passa a logiche di mercato senza garanzie pubbliche su prezzi e tempi, e nel canale internazionale resta disponibile solo allo sportello degli uffici postali. La consegna della posta ordinaria si allunga: il portalettere potrà recapitare fino al quinto giorno lavorativo successivo alla spedizione, perché non saranno più previsti giri dedicati per una sola lettera ma accorpamenti con i pacchi. La logica industriale è chiara: meno corrispondenza, più volumi pacchi, e una rete che converte la propria efficienza sul nuovo mix. Per le imprese cresce il costo degli invii massivi e si riducono le tutele sulle spedizioni editoriali. Sul fronte telco, sempre dal primo maggio TIM ha applicato un aumento fino a 2,99 euro al mese su una serie di offerte di linea fissa, comunicato con preavviso entro il 18 aprile per consentire il diritto di recesso. FiberCop intanto è in attesa del via libera AGCOM sui nuovi listini wholesale: FTTC in salita dell'8,8% entro fine 2026 e FTTH in calo, con effetto a partire da metà settembre dopo il vaglio dell'Authority.
Cloud & Digital
3 notizieData Center Framework Act, dopo il via libera della Camera la riclassificazione come Infrastrutture Strategiche Nazionali approda al Senato. Il Decreto Bollette introduce la regola del First-to-Permit con finestra di 90 giorni
Il quadro normativo italiano sui data center cambia natura. Il DDL S.1821/C.2083, approvato dalla Camera il 24 febbraio e ora all'esame del Senato, riclassifica i data center come Infrastrutture Strategiche Nazionali, andando ben oltre la semplice semplificazione delle autorizzazioni. La conseguenza più concreta è procedurale: con il regime introdotto dal DL 21/2026, il cosiddetto Decreto Bollette, una volta ottenuta la preventivazione di connessione alla rete (STMG), i developer hanno una finestra perentoria di 90 giorni per presentare un dossier VIA completo. Documentazione incompleta o tardiva comporta la revoca automatica della richiesta di connessione. Il mercato italiano passa così da una logica First-to-Request, che aveva gonfiato le richieste di connessione fino a 78,79 GW al 31 gennaio 2026, a una logica First-to-Permit. Si alza la barriera di capitale iniziale e si premiano i progetti con maggiore maturità tecnica. Sullo sfondo, i quattordici data center già approvati per 2,5 miliardi di investimento complessivo: Microsoft con cinque poli (Bornasco, Settimo Milanese, Peschiera Borromeo), Data4 con il maxi campus di Vittuone, Equinix, Stack, Aruba, Noovle del gruppo TIM ora di fatto Poste Italiane. Tredici impianti su quattordici sono in Lombardia, uno solo nel Lazio. Per gli operatori italiani, la sovranità del dato e la crescita dei carichi AI si traducono in una nuova partita industriale che non riguarda più solo le big tech ma anche la filiera nazionale.
Gartner Hype Cycle 2026 per l'Agentic AI: solo il 17% delle organizzazioni ha distribuito agent in produzione, ma oltre il 60% lo farà entro due anni. Picco di aspettative, governance e FinOps emergono come temi paralleli
Il nuovo Hype Cycle di Gartner colloca l'Agentic AI al picco delle aspettative gonfiate, fotografando il gap più ampio mai misurato tra ambizione enterprise ed esecuzione effettiva. Solo il 17% delle organizzazioni ha distribuito AI agent in produzione secondo la 2026 CIO and Technology Executive Survey, ma oltre il 60% prevede di farlo entro due anni: la curva di adozione più aggressiva tra tutte le tecnologie emergenti monitorate. La maggior parte dei deployment resta su perimetri stretti, con focus su software engineering, customer support e operations, e gli agent completamente autonomi non sono pronti per la maggioranza dei casi enterprise. Sul curva compaiono profili nuovi che parlano di Agentic AI Governance, Agentic AI Security e FinOps for Agentic AI, tutti collocati in fase precoce di hype. È un segnale forte: la consapevolezza dei rischi di accountability, controllo e sostenibilità economica sta emergendo prima del picco di adozione, non dopo. La survey McKinsey citata da CIO è coerente: il 39% delle aziende sta sperimentando con agent, ma solo il 23% li ha portati a scala in almeno una funzione di business. Per i 2026, IDC stima che il 40% dei ruoli professionali nelle Global 2000 lavorerà a contatto con AI agent. La differenza la farà l'orchestrazione: le aziende che ridisegnano i processi attorno agli agenti, invece di sovrapporli ai workflow umani, sono quelle che ottengono ROI misurabile.
Sei maggio a Milano CloudConf 2026, atteso oltre il millesimo iscritto. In parallelo l'IDC CIO Summit del 19 maggio fotografa il 70% dei CIO G1000 sulla traiettoria di abilitatori AI-driven entro il 2028
Il calendario delle prossime due settimane concentra a Milano due appuntamenti che valgono come termometro del mercato cloud e AI italiano. Il 6 maggio CloudConf 2026, prevista in Auditorium con oltre mille professionisti, mette in fila keynote internazionali su CloudOps, generative AI, agentic applications, security, FinOps e performance. Il 19 maggio l'IDC CIO Summit di Roma presenterà i dati completi della CEO Survey 2025, anticipati in queste settimane: entro il 2028 il 70% dei CIO delle organizzazioni G1000 sarà composto da profili capaci di abilitare modelli di business basati sull'AI. Il salto è qualitativo: il CIO non è più gestore di infrastrutture e applicazioni, ma orchestratore di scelte strategiche che impattano su prodotto, customer experience e supply chain. Gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano confermano: nelle grandi imprese italiane il CIO è sempre più coinvolto nelle decisioni strategiche, ma il salto verso un ruolo pienamente trasformativo richiede un cambiamento culturale che riguarda l'intera struttura organizzativa, non solo la figura. Sul fronte pubblico, la modernizzazione dei servizi PA con cloud e interoperabilità avanza ma la velocità di esecuzione resta un nodo. La sfida operativa per chi guida la trasformazione è gestire l'AI agentica con governance dei dati e supply chain dei modelli, il vero collo di bottiglia del prossimo biennio.
Cyber Security
3 notizieNIS2, da venerdì primo maggio è aperta la finestra per la categorizzazione di attività e servizi sulla piattaforma ACN. Tempo fino al 30 giugno, dieci macro-aree e quattro categorie di rilevanza da assegnare
La determinazione ACN 155238 del 20 aprile 2026 ha fissato il quadro operativo per la categorizzazione delle attività e dei servizi dei soggetti NIS, che era atteso da mesi e che diventa effettivo proprio ora. Le organizzazioni dei settori essenziali e importanti devono organizzare le proprie attività in dieci macro-aree e attribuire a ciascuna una delle quattro categorie di rilevanza, con impatto minimo, basso, medio o alto. La compilazione avviene esclusivamente sulla piattaforma ACN, secondo le procedure operative definite dalla determinazione 127437/2026 agli articoli 20 e 21. La finestra è stretta: dal primo maggio al 30 giugno 2026. Il principio è strutturale: i sistemi informativi e di rete ereditano la categoria di rilevanza del servizio o dell'attività che abilitano. Se un sistema supporta più servizi con categorie diverse, eredita quella con impatto maggiore. La conseguenza pratica è che asset inventory, mappatura dei processi, classificazione degli asset critici e valutazione delle dipendenze tecnologiche non possono più partire dall'elenco dei sistemi ma dal business. Per le PMI senza un team security strutturato, la prima compilazione richiede un supporto specialistico. La logica con cui si arriva alla categoria di rilevanza è il punto: se manca, anche il documento più formalmente coerente non regge a un audit. Il vero costo non è la piattaforma ma il pensiero che la sostiene.
Censimento dei fornitori rilevanti NIS2 entro il 31 maggio. La supply chain entra nel perimetro: tutti i soggetti devono identificare e mappare i fornitori che incidono sulla sicurezza della filiera
La determinazione ACN 127437/2026, applicabile dal 30 aprile e che sostituisce la precedente 379887/2025, introduce un obbligo informativo nuovo per tutti i soggetti NIS: l'elenco dei fornitori rilevanti, da caricare sulla piattaforma ACN entro il 31 maggio 2026. Si tratta di identificare quei fornitori della propria catena di approvvigionamento che, per le caratteristiche dei servizi erogati, vanno classificati come soggetti importanti o essenziali ai fini della sicurezza informatica della filiera. L'adempimento si inserisce nel processo di aggiornamento annuale già previsto dalla normativa, non costituisce procedura straordinaria, ma porta in superficie un cambio di paradigma: la cybersicurezza esce dal perimetro aziendale e diventa un tema di filiera. Per le imprese italiane significa avere già una mappa formale dei contratti ICT critici, un audit fornitori sulla postura di sicurezza, contratti che includano clausole di compliance e notifica incidenti. È il punto più difficile per le PMI: spesso il fornitore è una micro-impresa senza certificazioni, il rapporto è informale, la postura non è documentabile. Il rischio reale è che chi non si attrezza adesso scopra a giugno di non poter dimostrare il controllo della propria supply chain. ACN ha annunciato che pubblicherà a breve una terza determinazione dedicata alle Business Impact Analysis che i soggetti NIS dovranno svolgere a maggio e giugno.
Rapporto Clusit 2026, attacchi gravi in Italia +42% sul 2024 con 507 incidenti critici. L'Italia subisce il 10% dell'offensiva globale ma vale il 2% del PIL mondiale, settore pubblico bersaglio principale con +290%
Il Rapporto Clusit 2026 fotografa uno scenario che il NIS2 da solo non riesce a invertire. Nonostante l'applicazione progressiva della direttiva, gli incidenti gravi in Italia sono cresciuti del 42% rispetto al 2024, con 507 attacchi critici andati a buon fine contro organizzazioni nazionali. Il dato più clamoroso è la sproporzione tra peso geopolitico e peso cyber: l'Italia rappresenta il 2% del PIL mondiale ma assorbe quasi il 10% dell'offensiva globale rilevata. La spiegazione è strutturale. Per gli attaccanti l'Italia è un Paese ricco con difese sotto-dimensionate: la spesa media in cyber resta inferiore a quella delle nazioni similari. Il tessuto produttivo italiano è frammentato in PMI con budget e personale dedicati alla sicurezza spesso insufficienti, supply chain complesse dove un singolo anello debole compromette l'intera filiera, e una soglia di ingresso degli attaccanti tenuta artificialmente bassa: oltre la metà degli incidenti italiani è classificata con severity Medium/Low, vulnerabilità che in altri Paesi verrebbero bloccate dalle difese di base. Sul fronte settoriale il 2025 ha visto una vera tempesta sul settore pubblico, con un'impennata del 290% degli attacchi contro enti governativi, militari e forze dell'ordine, in larga parte effetto dell'hacktivism geopolitico. Manifatturiero, trasporti e PMI restano il bersaglio commerciale preferito. Per chi guida un'azienda italiana, il dato del 42% dovrebbe pesare più del confronto NIS2: la pressione è strutturale e non scende.
Marketing & Comunicazione
2 notizieAdobe pubblica il Digital Trends Consumer Report 2026 su 4.000 utenti globali. Il 46% non si interessa che un brand usi l'AI purché l'esperienza funzioni, ma il 39% accetterebbe AI che predice emozioni per finalità di marketing
L'Adobe 2026 AI and Digital Trends, basato su una survey globale di 4.000 consumatori, scompagina alcune assunzioni del marketing AI-driven. Il dato chiave è che la presenza dell'AI conta meno del valore che porta: il 46% degli intervistati dichiara che non gli importa se un brand usi l'AI, purché i propri bisogni vengano soddisfatti. È una svolta rispetto al 2024, quando il sentiment era più cauto. La sorpresa successiva è il 39% che si dichiara aperto all'idea che i brand usino AI per prevedere emozioni o stato mentale a fini di personalizzazione. Il comfort è alto per casi d'uso di routine: customer service in tempo reale, raccomandazioni personalizzate, automazione di processi ripetitivi, promozioni mirate, contenuti visual su misura. La soglia si abbassa drasticamente quando si entra nella sfera della privacy e delle decisioni: trasferimenti finanziari, decisioni sanitarie, voto. Le esperienze che falliscono nel catturare l'attenzione entro cinque secondi, o che risultano fuori timing o irrilevanti, vengono abbandonate quasi subito. L'implicazione operativa per le aziende italiane B2B che lavorano con HubSpot, Salesforce o Adobe Experience Cloud è chiara: il dilemma non è più trasparenza versus opacità sull'AI, ma quanto valore si riesce a portare nei primi cinque secondi del touchpoint. Il consenso esplicito su AI predittiva esiste, va ricontrattato con maturità.
Marketing 2026, la SEO classica lascia spazio alla GEO/AEO. Ricerche conversazionali su ChatGPT e Gemini riducono i clic, le risposte AI generano interazioni senza traffico al sito. Cambia il KPI principale
La differenza tra il 2025 e il 2026 nel marketing digitale è la natura stessa della query. Le persone non digitano più keyword, formulano domande complesse a ChatGPT, Gemini, Claude e ai nuovi assistenti vocali. Per le aziende, la conseguenza pratica è che la SEO tradizionale non basta: servono contenuti autorevoli, ben strutturati e leggibili dalle macchine. La nuova disciplina si chiama Generative Engine Optimization (GEO) o AI Engine Optimization (AEO): non significa solo posizionarsi su Google, ma essere citati come fonte dalle risposte degli LLM. Il KPI principale cambia: ranking e traffico smettono di raccontare tutta la storia perché un numero crescente di interazioni non genera clic, le risposte arrivano direttamente nell'interfaccia AI. Le aziende che vincono nel 2026 sono quelle che strutturano la propria autorevolezza come fonte: contenuti citabili, dati originali, formati che facilitano l'estrazione semantica. Sul fronte percepito, il report Verndale segnala che i consumatori, dopo due anni di esposizione massiccia all'AI, premiano l'autenticità e i punti di vista distintivi. L'automazione produce volume, ma la connessione si costruisce sull'umano. Per i brand B2B italiani che fanno content marketing strutturato, il messaggio è duplice: rendere le proprie evidenze tecniche estraibili dagli LLM, e contemporaneamente investire su voce, esperienza e POV originali per uscire dal rumore generato dall'AI stessa.
Dal Network LinkedIn
1 riflessioneLinas Beliūnas: nel 2026 i modelli stanno avvolgendo le startup, non il contrario. Cursor a 30 miliardi sente la pressione perché Claude può portare un'idea in produzione in una sola conversazione
Tra le note più condivise di queste settimane c'è la lettura di Linas Beliūnas, founder fintech e curatore di una newsletter Substack da oltre 120 mila iscritti, sul ribaltamento dei rapporti di forza tra modelli di AI e applicazioni. Per anni la narrazione di mercato ha detto che le startup AI avrebbero costruito wrapper attorno ai modelli proprietari. Beliūnas osserva che oggi avviene l'opposto: sono i modelli ad avvolgere le startup, riducendo lo spazio di valore che gli strumenti possono difendere. Il caso citato è Cursor, valutata vicino ai 30 miliardi di dollari, che sente la pressione perché un assistente come Claude può andare da idea a produzione a iterazione in una singola conversazione. L'IDE diventa opzionale per una classe ampia di prodotti, e la stessa cosa vale per moltissimi tool che vivevano sopra l'API. Per le aziende italiane che stanno valutando investimenti su strumenti AI verticali, il punto strategico è chiaro: il valore non si difende sull'interfaccia, si difende sui dati proprietari, sui workflow di nicchia, sull'integrazione con i sistemi enterprise legacy. Beliūnas chiude con una considerazione sull'architettura: chi disegna la propria operatività trattando l'AI come un sistema operativo, non come un assistente, costruisce un vantaggio compounding che gli strumenti commodity non possono replicare. È un messaggio per CEO, non per ingegneri.
Focus Apple
1 notiziaWWDC 2026 confermata per l'8-12 giugno, keynote l'8. iOS 27 porterà l'app Siri dedicata con Extensions, integrazione Gemini, Dynamic Island ridisegnata. Cook all'earnings call: "Una Siri più personalizzata arriva quest'anno"
Apple ha confermato il calendario della WWDC 2026: dall'8 al 12 giugno, con keynote lunedì 8 alle 19 italiane. Il salto generazionale che il mercato attende è il rilancio di Siri, dopo il rinvio del 2024. Secondo i report MacRumors e Bloomberg, iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 introdurranno un'app Siri dedicata con la funzione Extensions, che permetterà all'assistente di interagire con servizi e app di terze parti in modo simile a ChatGPT, Gemini e Claude. L'utente potrà usarla in modalità testo o voce, con accesso allo storico delle conversazioni. La Dynamic Island avrà un nuovo prompt "Search or Ask" con cursore luminoso, lo stesso effetto presente nel grafico ufficiale della WWDC. Tornano sul tavolo le funzioni di personalizzazione promesse nel 2024 e mai distribuite: Siri che recupera informazioni da Mail e Messaggi e collega contesti in modo proattivo. Cook nella call del 30 aprile ha confermato che l'integrazione Siri-Gemini sta procedendo bene e ha detto che una Siri più personalizzata arriverà entro l'anno. iOS 27 dovrebbe inoltre introdurre supporto a connettività satellitare 5G, ottimizzazioni per il futuro iPhone Fold e una serie di feature legate alla strategia smart home: Siri come interfaccia primaria per nuovi smart display e camere. Per Apple Business Specialist e operatori che lavorano con flotte iPhone aziendali, il messaggio è che il device update di settembre sarà soprattutto un software refresh con impatto reale su produttività e workflow.