Telco & IT
3 notizieDa oggi 5 maggio TIM apre le migrazioni FTTH cross-wholesale: il nuovo cliente può portare con sé la rete FiberCop o Open Fiber già installata, senza nuovo cablaggio
Da oggi TIM si adegua a quanto previsto dalla delibera AGCOM 82/19/CIR del primo luglio 2020, estendendo alla fibra pura una procedura che era operativa solo per la tecnologia FTTC. In pratica, un cliente che oggi ha una linea FTTH attiva su rete Open Fiber con un altro operatore e decide di passare a TIM mantiene la stessa infrastruttura wholesale: niente nuovo cablaggio, niente intervento di un secondo tecnico, una sola sessione di portabilità per chiudere l'operazione. Lo stesso vale per chi è già su rete FiberCop con un competitor. Il passaggio è il tassello operativo che mancava per dare significato pieno alla scelta del 22 febbraio scorso, quando TIM ha eliminato la priorità di FiberCop su Open Fiber sui propri canali commerciali e ha cominciato a vendere la migliore tecnologia FTTH disponibile in indirizzo, indipendentemente dal proprietario della rete. Per i fleet IT manager e per i system integrator che gestiscono parchi sedi e abitazioni dei manager aziendali la differenza è concreta: tempi di attivazione che si riducono da settimane a giorni, e un dialogo wholesale finalmente neutrale dopo la separazione di FiberCop diventata wholesale-only l'11 marzo. Lo sfondo regolatorio resta in movimento: AGCOM ha aperto il 23 aprile la verifica sui nuovi listini wholesale FiberCop pubblicati il 15 aprile, con ipotesi di FTTC in salita dell'8,8% entro fine 2026 e FTTH in calo. L'entrata in vigore dei nuovi prezzi è prevista per il 16 settembre dopo l'analisi dell'Autorità.
Iliad mette sul tavolo il piano "Più veloci": riallocazione delle frequenze 2029 con tre direttrici, target 2,3 GHz e nuovi limiti elettromagnetici allineati allo standard europeo
In vista della terza e ultima consultazione AGCOM, attesa fra maggio e giugno sul rinnovo del 73% delle frequenze in scadenza al 31 dicembre 2029, Iliad ha presentato un piano dettagliato di policy chiamato Più veloci. Quattro pilastri: più frequenze in gioco con la valorizzazione della banda 2,3 GHz oggi sottoutilizzata, più potenza al segnale con i limiti elettromagnetici da portare progressivamente ai 61 V/m della direttiva ICNIRP 2020, più investimenti subordinati a kpi misurabili e sanzioni in caso di mancato rispetto sul modello francese, più qualità per tutti via riequilibrio dello spettro fra operatori. Il country manager Benedetto Levi ha portato il dato che riassume il problema: in Italia lo scostamento di dotazione spettrale fra primo e ultimo operatore è del 173%, contro una media europea del 26%. La proposta tecnica di Iliad è un'assegnazione paritaria sulle bande 900 MHz, 1.8 GHz e 2.1 GHz, una revisione della 3,4-3,8 GHz e l'assegnazione integrale della 2,3 GHz a TIM, Fastweb+Vodafone e WindTre come compensazione. Iliad salirebbe da 110 a 202,2 MHz totali, dal 10% al 19% del totale. Il MEF studia in parallelo l'ipotesi di rinnovo a sconto o gratuito in cambio di investimenti aggiuntivi sulla rete, sul modello del Digital Networks Act europeo. La decisione finale sul perimetro economico della partita non arriverà prima dell'ultimo trimestre 2026.
Calendario denso a Piazza Affari: oggi trimestrali Italgas, Lottomatica, Amplifon, UniCredit. Mercoledì TIM, Poste, Nexi, BPER, Campari, Tenaris. Giovedì doppia conference TIM-Poste sotto i riflettori
La settimana di Piazza Affari concentra in 72 ore quasi metà delle trimestrali del FTSE MIB. Oggi 5 maggio sono attesi i conti di Italgas e Amplifon prima dell'apertura, di Lottomatica nel pomeriggio, e di UniCredit con la prima call di Andrea Orcel sull'esercizio 2026. Domani 6 maggio è il giorno dei big Telco e finanziari: TIM, Poste Italiane, Nexi, BPER Banca, FinecoBank, Banca Generali, Campari, Tenaris e Leonardo riuniscono i CdA. Le pubblicazioni e le conference call con gli analisti si distribuiscono fra il 6 e il 7 maggio. Per il sistema imprese italiano, il dato più atteso è la conferma o meno delle stime di Equita su Poste, che indica ricavi a 3,4 miliardi (+6%), utile operativo a 870 milioni con margine al 25% e un utile ex TIM a 620 milioni con dividendo prospettico al 7-8% nel triennio. La gara di finanziamento per la parte cash dell'OPAS, fino a 2,85 miliardi, partirà subito dopo la trimestrale: una decina di banche italiane ed europee in gara con size media di 300 milioni a istituto. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BPM hanno già manifestato interesse informale. Per i CdA delle aziende clienti dei servizi corporate Telco, è il momento di leggere queste trimestrali non come puro esercizio finanziario ma come termometro delle scelte di filiera del prossimo biennio.
Cloud & Digital
2 notizieSalesforce pubblica gli otto trend dell'agentic AI 2026: dal context engineering al modello headless, MCP supera 10 mila server pubblici e Agentforce arriva a 540 milioni di ARR
A cinque mesi dall'inizio dell'anno Salesforce mette in fila gli otto cambiamenti che hanno ridefinito l'enterprise AI. Tre meritano attenzione particolare per chi guida una strategia tech in Italia. Il primo è il passaggio dal prompt engineering al context engineering: il comportamento dell'agente dipende meno dal modo in cui si pone la domanda e molto più dall'architettura informativa che lo circonda, fonti dati, knowledge base aggiornate, contesto recuperabile in un singolo turno. Il secondo è il Model Context Protocol come infrastruttura aperta: a fine 2025 i server MCP pubblici hanno superato i 10 mila, una standardizzazione di accesso a strumenti e dati che elimina lavoro custom ma apre nuovi rischi di tool poisoning. Salesforce risponde con un trusted gateway che permette agli admin di definire quali server l'agente può raggiungere, con audit trail completo. Il terzo è la nascita del CRM headless: il Salesforce di sempre era un'interfaccia in browser, oggi con Headless 360 piattaforma e dati sono accessibili via API e CLI da Slack, ChatGPT o qualunque altro contesto in cui il team già lavora. Sul fronte business, Agentforce ha raggiunto 540 milioni di ARR a inizio 2026 mentre il 39% delle aziende sperimenta agenti e il 23% li ha portati a scala in almeno una funzione. Per le imprese italiane il segnale è netto: la sfida competitiva del 2026 si gioca sulla governance e sul disegno del contesto, non sull'aggiunta di una sigla AI nel pitch.
Domani CloudConf 2026 a Milano con oltre mille iscritti su agentic application e FinOps. Il 19 maggio l'IDC CIO Summit fissa il punto: 70% dei CIO G1000 abilitatori AI-driven entro il 2028
Il calendario delle prossime due settimane concentra a Milano due appuntamenti chiave per il mercato cloud italiano. Domani 6 maggio CloudConf 2026 in Auditorium con oltre mille professionisti mette in fila keynote internazionali su CloudOps, generative AI, agentic applications, security, FinOps e performance: gli stessi temi che la nuova analisi di Salesforce sull'enterprise AI ha appena messo al centro del 2026. Il 19 maggio l'IDC CIO Summit di Roma presenterà i dati completi della CEO Survey 2025: entro il 2028 il 70% dei CIO delle organizzazioni G1000 sarà composto da profili capaci di abilitare modelli di business basati sull'AI. Il salto è qualitativo. Il CIO non è più gestore di infrastrutture e applicazioni, ma orchestratore di scelte strategiche che impattano su prodotto, customer experience e supply chain. Gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano confermano la traiettoria: nelle grandi imprese italiane il CIO è sempre più coinvolto nelle decisioni strategiche, ma il salto verso un ruolo pienamente trasformativo richiede un cambiamento culturale che riguarda l'intera struttura organizzativa, non solo la figura. Sul fronte pubblico, la modernizzazione dei servizi PA con cloud e interoperabilità avanza ma la velocità di esecuzione resta un nodo. La sfida operativa per chi guida la trasformazione resta la stessa: gestire l'agentic AI con governance dei dati e supply chain dei modelli, il vero collo di bottiglia del prossimo biennio.
Cyber Security
3 notizieNuova ondata di rivendicazioni ransomware in Italia: Akira colpisce Icat Food e iSMA Controlli, INC Ransom prende Bitgo, NightSpire ATI, DragonForce Wipro Ferretto, Qilin tocca anche Casartigiani
Il bollettino settimanale di intelligence pubblicato da Telsy fotografa una concentrazione di rivendicazioni ransomware su organizzazioni italiane che non rallenta. Il gruppo Akira ha aggiunto al proprio leak site Icat Food e iSMA Controlli, due realtà del manifatturiero alimentare e dell'automazione industriale. INC Ransom ha pubblicato i dati di Bitgo, NightSpire quelli di ATI, DragonForce ha colpito Wipro Ferretto del settore logistica industriale, The Gentlemen si è preso SEAC, Space Bears ha portato dentro Elgon Cosmetics, Qilin ha rivendicato Casartigiani Confederazione e ABAR. Sette gruppi diversi nello stesso periodo, settori che vanno dall'alimentare alla logistica, dalla cosmetica fino alla rappresentanza sindacale degli artigiani. Il pattern è coerente con il quadro descritto a gennaio dall'Operational Summary ACN: 225 eventi, 39 incidenti, manifatturiero e tecnologico bersagli principali. La cifra strutturale resta quella citata da Federprivacy e dal CLUSIT 2026: il 33% delle PMI italiane ha subito almeno un cyberattack negli ultimi dodici mesi e il 60% delle imprese colpite scopre la compromissione solo dopo che i dati sono stati cifrati. Il modus operandi di Akira è sempre lo stesso: ingresso via VPN senza MFA, lateralizzazione per settimane prima della cifratura, doppia estorsione con minaccia di pubblicazione. Le contromisure pratiche sono note e ripetibili: MFA obbligatoria su tutti gli accessi remoti, backup immutabili testati ogni mese, EDR comportamentale al posto del solo antivirus, segmentazione della rete fra utenti e server.
Voucher Cloud e Cybersecurity, sportello fornitori prorogato al 27 maggio. Restano da definire le date di apertura per le PMI, ma il fondo da 150 milioni è confermato e il 50% di contributo a sportello attende le imprese
Con decreto del 22 aprile il MIMIT ha prorogato dalle 12 del 23 aprile alle 12 del 27 maggio 2026 lo sportello per l'iscrizione dei fornitori al Voucher Cloud e Cybersecurity. È un segnale operativo importante: la misura da 150 milioni di euro su risorse FSC 2014-2020, prevista dal decreto ministeriale 18 luglio 2025, si conferma e parte da una platea di provider qualificati più ampia di quanto inizialmente previsto. La fase due, lo sportello per le domande di contributo da parte di PMI e lavoratori autonomi, sarà aperta con un successivo provvedimento direttoriale dopo la formazione dell'elenco fornitori, presumibilmente nella seconda metà del 2026. Il contributo è del 50% delle spese ammissibili fino a un massimo di 20 mila euro per beneficiario, su una spesa minima di 4 mila. Per accedervi serve scegliere un fornitore iscritto all'elenco MIMIT, qualificato almeno QC1 secondo il regolamento cloud per la PA o in possesso di certificazioni ISO 9001, ISO/IEC 27001, ISO/IEC 27017 o CSA Star Level 2. Le categorie finanziabili coprono firewall NGFW, EDR, SIEM, monitoraggio reti, cloud SaaS e IaaS, servizi di configurazione fino al 30% della spesa totale. Per le PMI italiane che stanno preparando la propria postura NIS2 con scadenza al 31 maggio sui fornitori e al 30 giugno sulla categorizzazione, il consiglio operativo è di non aspettare il via libera ufficiale: preparare ora il fascicolo di progetto, identificare il fornitore qualificato e mantenere il regime de minimis sotto controllo per non saturare i 300 mila euro su tre anni di altri aiuti.
CSIRT segnala campagne supply chain attive su SAP CAP, Bitwarden CLI e PoC pubblici per ProFTPD e Notepad++. La filiera del software è il vettore strutturale dell'estate 2026
Gli ultimi bollettini del CSIRT Italia raccontano un fenomeno che ormai non è più stagionale: la compromissione delle supply chain del software è il vettore principale di esfiltrazione credenziali del 2026. Tra le campagne attive segnalate dall'ACN ci sono quelle che colpiscono i componenti Cloud Application Programming Model di SAP, attraverso la distribuzione di pacchetti malevoli sui canali ufficiali, e quelle che investono Bitwarden CLI con la stessa logica. Si inseriscono in un quadro più ampio che include le compromissioni recenti di Trivy, Checkmarx e LiteLLM. Sul fronte vulnerabilità sono stati pubblicati Proof of Concept per la CVE-2026-42167 in ProFTPD, server FTP open source diffuso nelle PMI italiane, e per la CVE-2026-3008 in Notepad++. Entrambe sanate dai vendor, ma è il tempo medio di patching nelle PMI a essere il problema. Da ricordare anche le vulnerabilità di gravità alta in SonicOS e in GitHub Enterprise Server, prodotti tipici delle aziende strutturate. Per le imprese italiane c'è anche il dato di sistema: nel primo semestre 2025 il CSIRT ha emesso 23.144 comunicazioni di allertamento preventivo, un volume in crescita del 9% sul 2024 e che si è confermato nei primi mesi del 2026 con 3.909 comunicazioni dirette nel solo gennaio. La supply chain digitale è entrata stabilmente nel perimetro NIS2 con scadenza al 31 maggio per il censimento dei fornitori rilevanti.
Marketing & Comunicazione
2 notizieHubSpot Spring Spotlight 2026: il vero salto del marketing non è l'AI, è il context advantage. Agentic Engagement Object e Smart Deal Progression cambiano il modo di leggere il funnel
Lo Spring Spotlight 2026 di HubSpot non è stato un aggiornamento di prodotto. È stato un cambio di paradigma sul significato di context advantage nel marketing B2B. Negli ultimi anni il focus è stato sull'introduzione dell'AI nei processi go-to-market. Oggi il discorso si è spostato un passo più avanti: non basta avere dati, serve sapere cosa significano, come si collegano fra loro, come si attivano lungo il funnel. È su questo concetto che HubSpot ha costruito oltre cento aggiornamenti, dall'Agentic Engagement Object (AEO) come hub contestuale che fa emergere automaticamente insight, next action e workflow, allo Smart Deal Progression che usa l'AI per suggerire mosse specifiche su ogni deal aperto. La novità più rilevante sul piano strategico è l'Answer Engine Optimization integrata nel prodotto: monitorare la presenza del brand nelle risposte di ChatGPT, Gemini, Perplexity e analizzare la visibilità rispetto ai competitor diventa una funzione di base, non più un'attività manuale. Per i CMO italiani significa che il vantaggio competitivo del 2026 non è più legato agli strumenti, ma alla capacità di costruire contesto operativo dei dati. Tradotto: integrare CRM, marketing automation, analytics e knowledge base in modo che gli agenti AI lavorino su informazioni vere e attivabili, non su silos disconnessi. La survey HubSpot 2026 conferma che il 19,2% dei marketer usa già agenti AI per automatizzare iniziative end-to-end, mentre il 87% degli operatori complessivamente impiega l'AI generativa in almeno un workflow rispetto al 51% del 2024.
Il martech vale ormai il 23,8% del budget marketing, +183% sui tool AI nel mid-market. Il 34% dei team enterprise ha almeno un agente autonomo in produzione, +20 punti in un anno
I dati 2026 di Gartner CMO Spend Survey e Salesforce State of Marketing 2026 chiudono il dibattito sull'adozione AI nel marketing: la fase pilota è finita, è iniziata la fase budget. Il martech rappresenta ora il 23,8% del budget marketing complessivo, vicinissimo al 27,9% della media paid. Il dato che racconta meglio la transizione è la spesa media mensile in tool AI: nel mid-market è passata da 1.200 dollari del Q1 2025 a 3.400 del Q1 2026, +183%. Le organizzazioni enterprise hanno linee di budget dedicate da 24 a 48 mila dollari al mese per agentic orchestration, una voce che un anno fa non esisteva. Il 34% dei team marketing enterprise ha almeno un agente autonomo in produzione, contro il 14% di fine 2025. Il valore di ROI è ormai documentato: AI content drafting genera 3,2x, motori di personalizzazione 2,7x, ricerca audience 2,4x, ad copy 2,3x. I 6,1 ore settimanali di tempo recuperato in media dai marketer si distribuiscono in modo asimmetrico: i senior risparmiano 8-10 ore alla settimana, i junior 3-4 e il 23% delle agenzie ha già ridotto le posizioni junior nel 2025 con il 31% che pianifica ulteriori tagli nel 2026. Per le imprese B2B italiane il cambio di passo è chiaro. Il vantaggio competitivo non si gioca più sull'adozione, che è ormai default, ma sulla capacità di portare gli agenti dalla sperimentazione a una funzione misurabile. Quel 23% di teams che ha già messo a scala un agente è la nuova frontiera competitiva.
Dal Network LinkedIn
1 spuntoMila Fiordalisi sull'asimmetria spettrale italiana: "Senza un riequilibrio dello spettro a Strasburgo arriviamo nudi alla scadenza 2029, e il Digital Networks Act si fa senza di noi"
Mila Fiordalisi, ex direttrice di CorCom e firma di riferimento sui dossier Telco italiani, ha raccolto sul proprio profilo LinkedIn la riflessione che sta circolando in queste ore fra gli operatori italiani sul piano Più veloci di Iliad e sulla terza consultazione AGCOM in arrivo. La sua lettura mette in fila tre nodi che il dibattito pubblico tende a tenere separati. Il primo: l'Italia ha lo squilibrio di dotazione spettrale più alto d'Europa, 173% di scarto fra primo e ultimo operatore contro una media UE del 26%. Il dato di Iliad è stato sostanzialmente confermato dai numeri AGCOM. Il secondo: l'investimento privato del settore Telco in Italia è calato del 26% fra 2019 e 2024 a prezzi costanti, secondo l'ultima ricerca Asstel di novembre. Tradotto: l'asimmetria non è solo una questione di concorrenza ma di capitale che non torna in rete. Il terzo: il Digital Networks Act europeo accelera, e fra le sue opzioni preferenziali c'è la durata illimitata dei diritti d'uso a fronte di investimenti adeguati, con possibilità di revisione se le condizioni di mercato cambiano. La sua tesi è che senza un riequilibrio dello spettro nazionale prima della scadenza 2029, l'Italia arriva alla negoziazione UE in posizione debole. Per chi segue il dossier dal lato consulenza enterprise il punto è importante. Le scelte sulle frequenze del prossimo biennio decideranno la qualità del 5G Standalone disponibile per le imprese italiane fino al 2037. La governance di mercato non è un esercizio teorico, è un input strategico per chi pianifica investimenti in connettività industriale.
Focus Apple
1 notiziaBloomberg anticipa "Create a Pass" per iOS 27: la Wallet diventa una piattaforma di brand identity, gli utenti progettano le proprie tessere fedeltà, biglietti e gift card senza dipendere da terze parti
Mark Gurman ha rivelato lunedì sera su Bloomberg una delle feature più rilevanti in arrivo con iOS 27. Si chiama Create a Pass e permetterà agli utenti di costruire e personalizzare direttamente sull'iPhone i propri pass digitali per biglietti, tessere fedeltà, gift card e badge di membership. La logica è semplice. Oggi la Wallet è eccellente nel custodire pass forniti da app compatibili e i Wallet di Apple Pay, ma molti servizi quotidiani, dalle palestre alle gallerie d'arte, dai concerti agli abbonamenti vari, restano fuori dall'ecosistema. Con la nuova feature, accessibile dal pulsante più della Wallet, l'utente può scansionare un QR code di una tessera fisica e generare un pass digitale, oppure costruire da zero un pass custom con immagini, colori e testo. Apple ha già definito tre template con codifica colore: viola per gli eventi, blu per le membership, arancio per gli altri tipi. Per chi lavora con la comunicazione digitale e con il branding, il segnale è significativo. Apple sta rimuovendo l'ultima barriera fra il brand e l'iPhone, trasformando la Wallet in una piattaforma di identità visiva accessibile anche a piccole realtà che non hanno budget per sviluppare un'integrazione PassKit dedicata. Una palestra di quartiere, un teatro indipendente, un bar con tessera fedeltà cartacea possono ora vedere il proprio brand vivere sullo schermo del cliente con la stessa qualità grafica di Starbucks. La vera notizia per chi fa branding non è tecnica, è strategica: il valore percepito di un brand passerà sempre di più dalla qualità del proprio pass digitale, non solo da sito o packaging. WWDC 2026 partirà l'8 giugno e iOS 27 arriverà a settembre con il lancio dell'iPhone 18 Pro.
Focus Automotive & Fleet
1 notiziaANIASA Q1 2026: il noleggio sfiora il 34% del totale immatricolazioni, le PHEV esplodono nel NLT a +124,8% e quota 17,7%, il diesel scende al 22,6% e i brand cinesi triplicano la presenza nelle flotte
L'analisi ANIASA-Dataforce sul primo trimestre 2026 fotografa un noleggio che sfiora il 34% delle immatricolazioni complessive italiane con 179 mila unità (+10%), ma con dinamiche fortemente divergenti tra breve e lungo termine. Il noleggio a breve termine ha messo a segno un balzo del 58,3% nel comparto auto, spinto dall'anticipo del rinnovo flotte in vista delle Olimpiadi invernali e dalla Pasqua precoce. Il noleggio a lungo termine (NLT), il vero core business per il fleet management aziendale, ha registrato invece una flessione del 3,5% sulle vetture e del 9,9% sui veicoli commerciali leggeri. La flessione è in larga parte fisiologica, dovuta al confronto con un Q1 2025 dopato dal bando Consip che aveva portato alcune captive a crescite mensili dell'80-90%. Tre tendenze meritano attenzione strategica per chi gestisce flotte aziendali. Prima: il diesel è in caduta strutturale, scende al 22,6% del NLT con un calo delle nuove targhe del 19%. Nel breve termine la quota è già al 10,4%, fra i privati al 12,2%, minimo storico. Seconda: le plug-in hybrid (PHEV) esplodono nel NLT con +124,8% e una quota del 17,7%, mai raggiunta prima. La leva è fiscale, le PHEV oggi consentono vantaggi sul fringe benefit rispetto alle alimentazioni tradizionali e sono più convenienti per il dipendente assegnatario. Terza: i brand cinesi triplicano la propria presenza nelle flotte, con prezzi e canoni che pressano verso il basso il listino. Le BEV pure restano in difficoltà, -18,2% nel NLT con quota 5,5% contro la media di mercato del 7,9%. Per le PMI italiane con flotte operative o aziendali, il messaggio è netto: la transizione al PHEV come ponte fiscale verso il 2030 è già la nuova normalità, non un trend emergente.