Il CdA di TIM, riunito lunedì 26 maggio sotto la presidenza di Alberta Figari, ha preso due decisioni che danno il ritmo dei prossimi due mesi. Ha avviato la prima tranche del buyback approvato in assemblea ad aprile e ha anticipato al 29 luglio l'approvazione della semestrale e del piano industriale di continuità 2026-2028. Nello stesso giorno i vertici di Poste Italiane, Del Fante, Lasco e Greco, hanno illustrato per oltre due ore l'OPAS all'intero consiglio, confermando la chiusura entro il terzo trimestre. La macchina, insomma, è partita: ora il calendario è fitto e ogni tappa pesa.
Partiamo dai fatti deliberati. Nell'ambito del programma da massimo 700 milioni di azioni e 400 milioni di euro autorizzato dall'assemblea del 15 aprile, il CdA TIM ha avviato una prima tranche di buyback fino a 140 milioni di azioni, pari a circa lo 0,7% del capitale, per un controvalore di circa 100 milioni di euro ai prezzi del 26 maggio. La tranche si chiude entro fine anno e serve i piani di incentivazione aziendale. TIM ha confermato che il programma proseguirà con tranche successive, con l'obiettivo di restituire agli azionisti circa il 50% del valore atteso dalla cessione di Sparkle, subordinatamente al closing.
Il secondo punto riguarda il calendario. Il consiglio ha anticipato al 29 luglio la riunione che approverà i risultati al 30 giugno e il piano industriale in continuità per il triennio 2026-2028. È la cornice dentro cui si gioca l'OPAS da 10,8 miliardi: 0,167 euro cash e 0,0218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione TIM, per una valorizzazione di 0,635 euro. La combined entity pro-forma vale ricavi aggregati per 26,9 miliardi, EBIT 4,8 miliardi e sinergie attese a 700 milioni annui dal 2028, con delisting da Euronext Milan previsto entro fine 2026. Per chi guarda al mercato enterprise, il messaggio è chiaro: il consolidamento non è più uno scenario, è un cronoprogramma con date precise.
Fonti: Il Sole 24 Ore Radiocor, CorCom, MondoMobileWeb, Quotidiano Nazionale, Il Giornale d'Italia · 26-27 maggio 2026
La prima tranche del riacquisto di azioni proprie non è un dettaglio tecnico. Avviarla ora, a operazione OPAS ancora in corso, è un modo per dire al mercato che la remunerazione degli azionisti resta una priorità anche nella fase di transizione verso il controllo di Poste. I 140 milioni di azioni della prima tranche servono i piani di incentivazione interni, ma la promessa più rilevante è la successiva: restituire circa metà del valore atteso dalla vendita di Sparkle, una volta perfezionato il closing. Una scelta che tiene insieme due esigenze, dare un segnale agli azionisti di minoranza in vista dell'adesione all'offerta e mantenere disciplina finanziaria.
Il calendario anticipato al 29 luglio aggiunge un tassello. In quella data arriveranno semestrale e piano industriale di continuità 2026-2028, cioè la fotografia di TIM su base standalone prima che l'integrazione con Poste entri nel vivo. Per chi lavora con contratti enterprise e pubblica amministrazione, è il momento in cui si capirà quanto del piano resta valido a prescindere dall'esito dell'OPAS e quanto invece verrà riscritto dentro la combined entity. La differenza, per un cliente corporate che firma accordi pluriennali, non è accademica.
Fonti: Il Sole 24 Ore Radiocor, CorCom, MondoMobileWeb · 26-27 maggio 2026
Mancano quattro giorni alla prima scadenza fissata dal tribunale di Milano nel contenzioso sulle torri. Il 1° giugno Inwit deve depositare le repliche scritte sul ricorso cautelare relativo alla disdetta del contratto da parte di Fastweb, il 22 giugno toccherà a Fastweb. La posta in gioco è alta: il contratto, che Inwit sostiene valido fino al 2038, vale ricavi annui per circa 400 milioni, intorno al 40% del fatturato della towerco. Anche TIM ha disdettato nei mesi scorsi, indicando il 2030 come orizzonte, o il 2028 in caso di pronuncia favorevole a Fastweb.
Sullo sfondo c'è il disegno industriale più ampio: l'intesa non vincolante tra TIM e Fastweb-Vodafone per costruire migliaia di nuove torri e il piano per portare connettività nei comuni sotto i 35 mila abitanti. I due anchor tenant valgono circa l'85% dei ricavi Inwit, che ha già rivisto al ribasso la guidance 2026 dopo un primo trimestre in calo. La pronuncia del giudice è attesa entro giugno. Per chi ha vissuto la lunga storia del rapporto tra operatori e infrastrutture passive, è uno di quei passaggi in cui si ridisegnano gli equilibri per i prossimi dieci anni.
Fonti: Il Sole 24 Ore, Reuters via MarketScreener, MilanoFinanza, Affari Italiani · maggio 2026
Una ricerca pubblicata il 26 maggio da MIT Technology Review fotografa una distanza che chiunque gestisca un'azienda dovrebbe avere sul tavolo. L'85% delle organizzazioni dichiara di voler diventare "agentic" entro tre anni, cioè di voler riprogettare i propri processi attorno agli agenti AI. Ma il 76% ammette che infrastruttura e operations non sono pronte a reggere quel cambiamento. È la differenza tra l'ambizione dichiarata nei comunicati e la capacità reale di esecuzione. Il dato si somma a quello del report Deloitte State of AI in the Enterprise 2026, secondo cui solo il 21% delle aziende ha un modello di governance maturo per l'AI agentica, mentre l'adozione corre verso il 91% entro due anni.
C'è anche un avvertimento che arriva dai numeri sul lavoro. Secondo dati Gartner ripresi da Fortune, l'80% delle aziende ha tagliato personale in nome dell'AI senza una correlazione misurata tra licenziamenti e ritorno sull'investimento, e una quota consistente sta facendo marcia indietro riassumendo i ruoli eliminati. Il caso più citato è quello di Klarna, che dopo aver sostituito persone con chatbot è tornata a reclutare, ammettendo un calo di qualità. La lezione per chi decide budget e riorganizzazioni nei prossimi diciotto mesi è semplice: l'agentic AI è una trasformazione di modello operativo e di governance, non un interruttore da accendere per tagliare costi.
Fonti: MIT Technology Review, Deloitte State of AI in the Enterprise 2026, Fortune, McKinsey, Tom's Hardware · 24-26 maggio 2026
La settimana segnalata dal CSIRT Italia è densa. Il 27 maggio Apple ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza che sanano diverse vulnerabilità nei suoi prodotti, da applicare al più presto su Mac, iPhone e iPad aziendali. In parallelo sono usciti aggiornamenti per Samba, con due vulnerabilità di gravità critica e tre alte: Samba è la base della condivisione file e dei domini in moltissime reti aziendali italiane, quindi l'esposizione è ampia. Resta poi attiva la catena "Fragnesia" sul kernel Linux, per cui è disponibile un proof of concept che consente a un utente non privilegiato di ottenere privilegi di root, e si aggiungono falle in Roundcube Webmail e una lunga lista di patch GitLab.
Sul fronte truffe prosegue la campagna di phishing via WhatsApp che simula un insoluto sul pedaggio autostradale e prova a farsi consegnare i dati della carta. Il report mensile CSIRT, intanto, registra un aumento degli attacchi ransomware del 20% rispetto alla media dei sei mesi precedenti, con bersagli in crescita anche nel settore telecomunicazioni. Tre cose concrete da chiudere prima del weekend: 1) applicare subito gli aggiornamenti Apple e Samba e fare l'inventario dei sistemi esposti; 2) verificare patch e mitigazioni per Fragnesia sui server Linux e ridurre i privilegi locali non necessari; 3) mandare una comunicazione interna sul phishing pedaggi, ricordando che nessun gestore chiede dati della carta via chat.
Fonti: ACN CSIRT Italia, portale acn.gov.it, Telegram CSIRT_Italia, Operational Summary mensile · 22-27 maggio 2026
Il filo che lega i report di settore di questo periodo è chiaro: nel marketing il valore si sposta dall'eseguire al dirigere. Non si tratta più di "usare un tool AI in più", ma di ripensare il flusso di lavoro con persone che supervisionano, agenti che pianificano e sistemi connessi che eseguono. La figura del social media manager o del content specialist non scompare, si trasforma in quella di chi imposta gli obiettivi, sceglie le fonti, controlla la qualità e tiene la mano sulle decisioni che contano. È un cambio di descrizione del lavoro che le aziende vivono già nella pratica, mentre le offerte di lavoro arrancano a fotografarlo.
Sul piano operativo i segnali concreti non mancano: piattaforme di marketing automation come Klaviyo hanno integrato funzionalità agentiche per l'e-commerce, e la search tradizionale arretra sotto le risposte generative, spingendo le aziende a chiedersi non solo se compaiono nei risultati, ma se sono la fonte citata dal modello. Per chi guida un team creativo la priorità non è inseguire l'ultima novità, ma costruire metodo: dati ordinati, ruoli chiari tra umani e agenti, e la difesa di ciò che l'AI da sola non sa fare, cioè strategia, creatività e comprensione vera del cliente.
Fonti: Salesforce State of Marketing, Ninja Marketing, HT&T Consulting Marketing Trends 2026, Klaviyo · maggio 2026
Tra le voci italiane più seguite sull'incrocio tra social media, formazione e innovazione c'è Luca La Mesa, social media strategist, co-fondatore di Carriere.ai e investitore in realtà come OpenAI e Bending Spoons. Dal 2020 il suo percorso di formazione sui social ha coinvolto migliaia di professionisti, e da anni porta in Italia i principi della Singularity University. Il tema che attraversa il suo lavoro recente è coerente con quello che si vede nei report di settore: il mestiere di chi fa comunicazione digitale si sta riscrivendo attorno all'AI, e chi si forma oggi deve imparare a governare strumenti e agenti, non solo a pubblicare contenuti.
La sua attenzione costante alla tutela dei content creator e dei social media manager aggiunge un punto spesso trascurato nel dibattito: l'evoluzione tecnologica va accompagnata da cultura, consapevolezza e regole chiare, sia per chi crea contenuti sia per chi li gestisce per conto delle aziende. Per una realtà che fa comunicazione B2B in Italia è un promemoria utile. Adottare l'AI nei flussi creativi non è solo una questione di produttività, è anche una questione di competenze nuove da costruire e di responsabilità da definire prima, non dopo.
Fonte: Luca La Mesa, profilo e attività pubblica su LinkedIn · social media strategist, co-founder Carriere.ai · 2026
A undici giorni dal keynote dell'8 giugno, il dettaglio che vale la pena leggere in chiave comunicazione è il modo in cui Apple sta costruendo l'attesa. La tagline scelta per l'invito, "Coming bright up", e un logo dai toni metallici e scuri che sfuma dal buio alla luce sono un'allusione tutt'altro che neutra al rinnovamento di Siri previsto con iOS 27. Cupertino sta trasformando l'invito stampa in un teaser di prodotto: non più una grafica decorativa, ma un indizio costruito per far parlare di sé per settimane. È una lezione di brand strategy applicata: l'anticipazione è già contenuto.
Dietro la regia comunicativa ci sono passaggi concreti. La nuova Siri dovrebbe arrivare come app a sé, con conversazioni salvate e opzioni di cancellazione automatica della cronologia simili a quelle dei messaggi, segno che Apple vuole rendere la privacy parte del racconto. L'8 giugno è anche l'ultimo keynote di Tim Cook da CEO prima del passaggio a John Ternus dal 1° settembre, uno dei cambi di leadership più osservati del settore. Per chi fa comunicazione la doppia partita è evidente: mantenere la promessa dopo due anni di attese sull'AI e gestire una transizione al vertice senza incrinare la fiducia. Come lo racconteranno conta quanto quello che mostreranno.
Fonti: Hardware Upgrade, MacRumors, Bloomberg Power On, Melablog, AI News · 19-26 maggio 2026
Il 26 maggio Locauto Group ha annunciato il ritorno strutturale sul noleggio a lungo termine con una business unit dedicata, affidata a Pasquale Scognamiglio come Head of Long Term Rental Division, con riporto diretto alla CEO Raffaella Tavazza. L'obiettivo dichiarato è arrivare a mille contratti di lungo termine in Italia entro fine 2026. Per un gruppo nato nel 1979 nel leasing è un ritorno alle origini, e un altro segnale che il noleggio a lungo termine resta il terreno di gioco su cui si misurano gli operatori della mobilità aziendale.
Il contesto aiuta a capire perché. Le auto elettriche a batteria hanno superato il 17% delle immatricolazioni europee nel 2025 secondo ACEA, e in Italia la spinta sull'elettrico nelle nuove immatricolazioni a noleggio è sostenuta proprio dalle flotte aziendali. Il motivo è pratico: il canone fisso permette di passare all'elettrico senza esporsi al rischio del valore residuo e senza immobilizzare capitale, in una fase in cui incentivi e tecnologia cambiano in fretta. Per fleet manager e dealer la lettura è doppia. Il noleggio diventa lo strumento che rende gestibile la transizione, e chi distribuisce auto sposta sempre di più il proprio ruolo dalla vendita del veicolo alla gestione di un servizio.
Fonti: Missionline Mission Fleet, ACEA, Facile.it, Quattroruote · maggio 2026
"L'AI fa già tutto il lavoro che facciamo noi umani."