Presentato ieri alla Camera il rapporto "Il Digitale in Italia 2026" di Anitec-Assinform. Nel 2025 il mercato è cresciuto del 3,4%, a 84,4 miliardi, molto più del Pil. A tirare sono intelligenza artificiale, cloud e cybersecurity. Ma dentro quel dato positivo convivono velocità opposte: la spesa in AI è esplosa, mentre i servizi di rete delle telecomunicazioni arretrano. E con la fine del Pnrr, la domanda vera diventa una sola: e adesso?
I numeri raccontano un settore in salute: mercato digitale a 84,4 miliardi (+3,4%), contro un Pil fermo allo 0,7%. A trainare sono i servizi ICT, saliti a 18,8 miliardi (+8,1%) sulla spinta di AI, cloud e sicurezza. La spesa in intelligenza artificiale è il segmento più dinamico in assoluto, 1,38 miliardi con un balzo del 47,6%. Crescono anche Big Data (+10,4%) e IoT (+7%). In controtendenza, invece, i servizi di rete TLC, giù dello 0,7% per la forte pressione competitiva. L'ecosistema conta oltre 132 mila imprese e 638 mila addetti.
Il punto che il rapporto mette al centro è il dopo. I fondi Pnrr si sono chiusi a fine giugno, e per il presidente Massimo Dal Checco all'Italia serve ora un vero piano industriale per il digitale, con una visione di lungo periodo condivisa tra imprese e istituzioni. Le previsioni restano positive, con il mercato atteso oltre i 97 miliardi entro il 2029, ma poggiano su una condizione: che il digitale venga trattato come una leva di competitività, non come una spesa da tagliare quando i finanziamenti pubblici finiscono.
Fonti: Anitec-Assinform, NetConsulting cube, Key4biz, Il Sole 24 Ore · 1 luglio 2026
La partita più grande delle telecomunicazioni italiane arriva al mese decisivo. Il 24 luglio Poste presenta il nuovo piano industriale insieme ai risultati del secondo trimestre, mentre la chiusura dell'offerta su TIM è attesa entro il terzo trimestre, dopo i via libera delle autorità e il passaggio del golden power. Del Fante ha ripetuto il messaggio di fondo: TIM resterà una società autonoma e il marchio sarà protetto. L'obiettivo è arrivare almeno al 66,67% del capitale, senza rilanci sul prezzo.
Per il mercato enterprise il punto non è tanto l'operazione finanziaria, quanto la piattaforma che ne dovrebbe nascere: la combinazione tra le attività telco di Poste e il segmento consumer di TIM darebbe vita al primo operatore mobile del Paese. Fino ad agosto, quando dovrebbe partire il periodo di adesione, il tema resta la stabilità: chi ha contratti e servizi con TIM guarda soprattutto alla continuità, mentre attorno si ridisegnano gli equilibri di un settore considerato strategico.
Fonti: MilanoFinanza, Il Sole 24 Ore, FIRSTonline · giugno-luglio 2026
Nel quadro generale in crescita, c'è un segmento che va nella direzione opposta. I servizi di rete TLC sono l'unica voce in calo del mercato digitale italiano, scesa a 18,3 miliardi (-0,7%) per via di una pressione competitiva che continua a comprimere i prezzi. È un paradosso solo apparente: tutto il digitale che cresce, dall'AI al cloud, ha bisogno di reti solide, eppure proprio le reti sono la parte che fatica di più a generare valore.
È anche la lettura che aiuta a capire perché il settore si stia riorganizzando, dall'OPAS su TIM al passaggio di Sparkle sotto controllo pubblico. Servono investimenti costanti in infrastrutture che rendono poco nel breve, ma senza le quali tutto il resto non regge. Per chi compra connettività, il messaggio è che il prezzo più basso non è più l'unico criterio: conta la capacità del fornitore di tenere in piedi e far evolvere la rete nel tempo.
Fonti: Anitec-Assinform, CorriereComunicazioni · 1 luglio 2026
Il dato più impressionante del rapporto Anitec-Assinform riguarda l'intelligenza artificiale: 1,38 miliardi di spesa nel 2025, con una crescita del 47,6%. È il segmento più dinamico dell'intero mercato digitale, seguito da Big Data & Analytics (2,1 miliardi, +10,4%). Il cloud, intanto, si conferma il centro del modello infrastrutturale verso cui si stanno muovendo aziende e pubblica amministrazione, in un'ottica sempre più "digital first".
C'è però un avvertimento implicito in questi numeri. La spesa corre più veloce della capacità delle organizzazioni di darsi una strategia. Investire in AI senza sapere come integrarla nei processi, chi ne risponde e con quali dati, rischia di produrre entusiasmo e poco valore. La differenza, come sempre, non la fa quanto si spende, ma quanto chiaro è il disegno dietro la spesa.
Fonti: Anitec-Assinform, NetConsulting cube · 2026
Meno rumoroso dell'AI, ma in crescita costante: il mercato IoT in Italia ha raggiunto 5,1 miliardi (+7%). Sono i sensori e i dispositivi connessi che lavorano dietro le quinte, nell'efficienza energetica degli edifici, nel monitoraggio ambientale, nella logistica e nella manutenzione predittiva dei macchinari. Tecnologia poco visibile, che però incide direttamente sui costi di gestione.
Un esempio arriva dallo stesso mondo dell'automotive: in Italia ci sono ormai oltre un milione di veicoli connessi, e i dati che generano permettono di ridurre i tempi di fermo anche del 30%. Per una piccola o media impresa l'IoT è spesso la via più concreta per risparmiare senza stravolgere nulla: si misura quello che prima si stimava a occhio, e su quei numeri si interviene.
Fonti: Anitec-Assinform, ANIASA · 2026
Il CSIRT Italia, nel bollettino di fine giugno, torna a segnalare le campagne ClickFix, una tecnica di ingegneria sociale ormai molto diffusa. Funziona così: si arriva su un sito legittimo ma compromesso (spesso portali WordPress non aggiornati), e prima della pagina attesa compare una finta schermata di verifica, del tipo "dimostra di non essere un robot" o "correggi un errore del browser". Le istruzioni invitano a copiare e incollare un comando nella finestra Esegui o in PowerShell. In quel momento è l'utente stesso ad avviare l'infezione.
È insidiosa perché aggira i controlli automatici: il comando lo lancia la vittima, con i propri permessi, quindi l'antivirus spesso non si allarma. La difesa è comportamentale prima che tecnica. Non eseguire mai comandi copiati da una pagina web, diffidare di qualsiasi "verifica" che chieda di incollare qualcosa nel sistema, e tenere aggiornati browser, CMS e soluzioni di sicurezza. Come per gran parte del phishing, la vera arma degli attaccanti è la fretta.
Fonti: ACN CSIRT Italia, CERT-AGID · giugno 2026
Sempre dai bollettini CSIRT arriva un promemoria che vale per le aziende più strutturate: è stata rilevata una vulnerabilità critica in PTC Windchill e FlexPLM, software di gestione del ciclo di vita dei prodotti molto usato nel manifatturiero e nell'industria. Non è un rischio teorico, perché lo sfruttamento in rete è già in corso e può portare all'esecuzione di codice da remoto. La correzione del produttore è disponibile.
La lezione è la solita, poco spettacolare ma decisiva: tra il momento in cui una falla diventa pubblica e il momento in cui gli attaccanti la cercano passa pochissimo. Serve sapere quali software critici si hanno in casa, seguire i bollettini e applicare le patch senza rimandare. Aggiornare non è la parte affascinante della sicurezza, ma è quella che evita la maggior parte dei problemi.
Fonti: ACN CSIRT Italia, PTC · giugno 2026
Nel rapporto Anitec-Assinform il comparto Contenuti e Pubblicità Digitale sale a 16,9 miliardi (+4,8%), a conferma di un mercato che continua a spostare budget verso il digitale. Dentro questa crescita c'è però una trasformazione più profonda: l'AI generativa è entrata nei flussi creativi, abbassa i costi di produzione e permette di sfornare più contenuti, più in fretta, per più canali.
Il rovescio della medaglia è che, se tutti producono di più con gli stessi strumenti, il web si riempie di materiali sempre più simili. E allora la vera sfida di chi comunica si sposta: non basta esserci, bisogna distinguersi. La tecnologia decide se un brand viene trovato dagli algoritmi; sono le persone a decidere se se lo ricordano. Le due cose vanno tenute insieme, senza sacrificare la voce per rincorrere il volume.
Fonti: Anitec-Assinform, analisi di settore · 2026
Tra le voci più seguite sul fintech e l'innovazione, Linas Beliūnas rilancia una riflessione dell'economista Aswath Damodaran che fa discutere: la corsa all'AI non assomiglia alla bolla dot-com. Quella era una bolla di azioni, dove a rimetterci furono gli azionisti di società senza ricavi. Questa poggia su data center, chip, contratti sull'energia, fibra e finanziamenti: è, semmai, una bolla di debito costruita sulle infrastrutture. E i numeri sono enormi, con i grandi operatori cloud attesi a spendere centinaia di miliardi solo nel 2026, la gran parte legata proprio all'AI.
Il punto che porta nella conversazione è tanto semplice quanto scomodo. La dot-com chiedeva agli investitori di credere nel traffico; l'AI chiede ai creditori di credere nell'utilizzo. Se la domanda continuerà a crescere, la scommessa sembrerà geniale; se rallenterà, il conto lo pagherà chi ha finanziato l'hardware. Non è una posizione contro l'AI, ma un invito alla lucidità: per chi investe nel digitale, vale la pena distinguere il valore reale dall'euforia del momento.
Fonte: Linas Beliūnas, LinkedIn / Substack · giugno 2026
Dopo un iOS 26 tutto dedicato al restyling visivo, con iOS 27 Apple cambia obiettivo e lavora sulle fondamenta: prestazioni, fluidità, stabilità. Gli addetti ai lavori lo paragonano a un aggiornamento "in stile Snow Leopard", il macOS del 2009 che puntava a rendere il sistema più solido invece di aggiungere funzioni. Al centro resta la nuova Siri con AI, che permetterà anche di scegliere il modello da usare, e la beta pubblica è attesa a luglio, con il rilascio stabile in autunno insieme ai nuovi iPhone.
Al di là della tecnica, c'è una lezione di comunicazione. Dopo un primo giro di Apple Intelligence percepito come sottotono, Cupertino sembra aver scelto la prudenza: promettere meno e consegnare meglio. È una mossa controintuitiva in un mercato che ogni anno pretende la rivoluzione, ma spesso la scelta più forte per un brand è proprio quella di consolidare invece di stupire. La fiducia si costruisce mantenendo le promesse, non moltiplicandole.
Fonti: Apple, Bloomberg, Macitynet · giugno 2026
Sul tavolo europeo c'è una proposta che riguarda da vicino chi gestisce flotte: quote obbligatorie di veicoli elettrici per le auto aziendali e le società di noleggio, il 45% delle immatricolazioni al 2030 e l'80% al 2035. ANIASA, che nel suo 25° Rapporto rappresenta il settore, la giudica un obiettivo lontano dalle reali dinamiche di mercato. I numeri le danno una base: in Italia l'elettrico puro nel noleggio a lungo termine resta intorno al 5,5%, mentre molte aziende hanno rinviato il rinnovo delle flotte per l'incertezza sulle regole.
Nel frattempo il mercato sceglie da sé una via di mezzo: le ibride plug-in sono in forte crescita, spesso preferite come compromesso pratico più che per convinzione. La richiesta di ANIASA è di sostituire le quote rigide con obiettivi raccomandati, accompagnati da infrastrutture di ricarica e costi sostenibili. Per un fleet manager la traduzione non cambia: ragionare sul costo complessivo pluriennale, non sul singolo canone, e usare la flessibilità del noleggio per non restare incastrati in scelte fatte sotto pressione normativa.
Fonti: ANIASA, Commissione europea, Quattroruote · maggio-giugno 2026
"L'Italia ha bisogno di un vero piano industriale per il digitale."