La settimana dei conti si è chiusa ieri sera con il numero che tutti aspettavano. La divisione cloud di Amazon cresce più di quanto avesse fatto negli ultimi quattro anni e mezzo, e l'azienda alza di venti miliardi la spesa prevista per il 2026 dicendo che nemmeno così basterà. Il motivo del rincaro è concreto e riguarda tutti: il costo delle memorie.
Amazon ha chiuso il secondo trimestre con ricavi complessivi per 200,6 miliardi di dollari, in crescita del 20%, e un utile operativo di 27,5 miliardi (+43%). Il dato centrale arriva da AWS: 42,2 miliardi di ricavi, in aumento del 36,7% anno su anno, la crescita più rapida in diciotto trimestri e il quinto trimestre consecutivo in accelerazione. L'utile operativo della divisione sale a 16,6 miliardi (+64%) e il portafoglio di contratti già firmati raggiunge i 496 miliardi. Le attività su intelligenza artificiale e su chip proprietari hanno superato entrambe i 25 miliardi di ricavi annualizzati. Il confronto con i numeri di mercoledì completa il quadro: Azure a +43%, Google Cloud a +82% la settimana scorsa. Il calcolo cresce ovunque, non in un solo posto.
La parte che pesa di più, però, è la spesa. L'amministratore delegato Andy Jassy ha portato la previsione di investimenti 2026 da 200 a 220 miliardi di dollari, indicando come causa principale l'aumento dei prezzi di memorie e componenti, e ha aggiunto che anche a quel livello la capacità disponibile non coprirà tutta la domanda del 2026, con la stessa dinamica attesa nel 2027. È un passaggio che vale ben oltre i bilanci americani: chi compra hardware oggi, dal server aziendale al rinnovo delle postazioni, si muove in un mercato dove i grandi stanno prenotando in anticipo la stessa fornitura. Il vincolo del settore non è più convincere qualcuno a comprare capacità di calcolo, è riuscire a costruirla.
Fonti: comunicato Amazon Investor Relations, call agli analisti, riprese CNBC e Fortune · 30 luglio 2026
L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha avviato la consultazione pubblica sul quadro regolatorio dei diritti d'uso delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, con un orizzonte di rinnovo che arriva al 2037. Il documento mette sul tavolo obblighi di copertura, requisiti di qualità del servizio e condizioni di accesso alle reti. I contributi possono essere inviati entro il 5 ottobre. Tra le prime osservazioni pubbliche c'è quella di Inwit, che chiede di evitare la duplicazione degli asset già esistenti.
Per chi lavora con la connettività aziendale è una scadenza da segnare. Le regole scritte adesso decidono per undici anni dove arriverà il segnale, con quale qualità garantita e a quali condizioni si potrà accedere all'infrastruttura di altri: sono i parametri che poi finiscono, tradotti, dentro i contratti enterprise.
Fonte: consultazione pubblica Agcom, ripresa CorCom · 30 luglio 2026
Secondo un'analisi di Analysys Mason gli operatori di telecomunicazioni stanno lavorando su due fronti paralleli: la crittografia post-quantistica, cioè algoritmi capaci di resistere a un calcolatore quantistico, e la distribuzione quantistica delle chiavi, che usa proprietà fisiche per proteggere lo scambio di credenziali. L'obiettivo è duplice, mettere in sicurezza le reti e costruirci sopra servizi da vendere. Sul fronte italiano si muove nella stessa direzione l'accordo tra Open Fiber e l'Istituto nazionale di ricerca metrologica, che punta a usare l'infrastruttura in fibra come base per reti quantistiche e servizi critici.
Il tema sembra lontano, ma la scadenza non lo è: i dati cifrati oggi e intercettati oggi possono essere decifrati domani, quando la potenza di calcolo arriverà. Per le organizzazioni che conservano informazioni con un valore lungo, dai contratti ai dati sanitari, la domanda da farsi non è se aggiornare gli algoritmi, ma quando iniziare a censire dove sono.
Fonti: Analysys Mason e comunicato Open Fiber-INRiM, riprese CorCom · luglio 2026
La rete ultraveloce raggiunge ormai il 92% dei comuni che fanno parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia. È un numero che racconta la parte meno visibile del lavoro sulle infrastrutture, quella che non riguarda le grandi città ma i centri piccoli, dove la connettività decide se un'attività può restare o deve spostarsi.
Per le imprese il dato ha una ricaduta pratica: cambia la mappa di dove si può aprire una sede operativa, ospitare lavoro da remoto strutturato o gestire servizi che fino a pochi anni fa richiedevano per forza un capoluogo.
Fonte: rilevazione di settore, ripresa CorCom · 30 luglio 2026
La Commissione europea ha aperto il bando per le cosiddette AI Gigafactories, gli impianti di calcolo su larga scala destinati all'addestramento e all'esecuzione di modelli di intelligenza artificiale sul territorio dell'Unione. La dotazione complessiva supera i trenta miliardi di euro tra risorse pubbliche e capitale privato atteso. È il pilastro infrastrutturale della strategia europea sulla sovranità digitale, e arriva nella stessa settimana in cui i tre grandi operatori americani hanno confermato piani di investimento che, sommati, valgono diverse volte quella cifra.
Il confronto tra i due ordini di grandezza è la notizia dentro la notizia. Per le imprese europee la domanda operativa non è chi vincerà la corsa, ma se nei prossimi due anni esisterà un'alternativa continentale credibile su cui far girare i carichi di lavoro che, per contratto o per normativa, non possono uscire dai confini.
Fonte: bando Commissione europea, ripresa CorCom · luglio 2026
L'operatore francese ha annunciato un piano da tre miliardi di euro per la costruzione di data center sovrani in Francia, cioè strutture il cui controllo giuridico e operativo resta interamente sotto normativa europea. È la seconda mossa in poche settimane di un operatore telco che sceglie di presidiare direttamente l'infrastruttura di calcolo invece di limitarsi a trasportare il traffico verso quella di altri.
La direzione è chiara e riguarda anche il mercato italiano: la rete da sola ha margini in compressione, il calcolo no. Chi possiede entrambe le cose può vendere alle aziende un pacchetto che nessun operatore puramente infrastrutturale è in grado di offrire.
Fonte: annuncio Orange, ripresa CorCom · 30 luglio 2026
Un'analisi di settore sul mercato dei data center indica che la crescita trainata dall'intelligenza artificiale trova due ostacoli concreti prima ancora di quello finanziario: la disponibilità di energia e la scarsità di persone in grado di progettare e mandare avanti gli impianti. Nello stesso quadro, il mercato del networking per data center è indicato in traiettoria verso i 236,7 miliardi di dollari, sempre spinto dai carichi di lavoro AI.
È il rovescio della medaglia dei numeri di ieri sera. Si può alzare il capex di venti miliardi in una call, non si può alzare nella stessa misura la potenza disponibile su una rete elettrica o il numero di ingegneri di impianto formati. Per chi pianifica infrastruttura in azienda vale la stessa lezione in scala ridotta: i tempi di consegna, non il budget, sono la variabile che sta tornando a comandare.
Fonti: analisi di mercato riprese da CorCom · 29-30 luglio 2026
Il CSIRT Italia ha rilevato lo sfruttamento attivo della vulnerabilità CVE-2026-20316, che riguarda Cisco Secure Firewall Management Center, il software usato per amministrare in modo centralizzato firewall e sistemi di sicurezza di rete. Non è un avviso preventivo: qualcuno la sta già usando.
La categoria di prodotto rende la segnalazione più seria della media. Chi controlla la console di gestione dei firewall non entra in un sistema, entra nel posto da cui si decidono le regole di tutti gli altri. L'aggiornamento va trattato come intervento prioritario, insieme alla verifica di chi può raggiungere quella console e da dove.
Fonte: CSIRT Italia / ACN · luglio 2026
Nvidia e diverse aziende tecnologiche di primo piano hanno costituito un'alleanza dedicata alla protezione del software e degli agenti di intelligenza artificiale, con l'obiettivo di definire standard comuni per un ambito che finora è cresciuto senza regole condivise. Gli agenti sono programmi che eseguono azioni in autonomia dentro i sistemi aziendali, e il problema di sicurezza che pongono non è solo tecnico: riguarda cosa possono fare, con quali credenziali e chi risponde delle loro azioni.
Quando i fornitori si mettono insieme per scrivere uno standard, di solito significa che il mercato ha superato la capacità di controllo dei singoli. Per chi ha già agenti in produzione la domanda da portare al prossimo consiglio è elementare e spesso senza risposta: quali permessi hanno, e chi li ha autorizzati.
Fonte: annuncio Open Secure AI Alliance, ripresa CorCom · luglio 2026
Una valutazione sui costi di sostituzione degli apparati dei fornitori considerati ad alto rischio nelle reti dell'Unione europea arriva a una cifra che può raggiungere i quaranta miliardi di euro. È la quantificazione economica di una scelta finora discussa quasi solo in termini di sicurezza e di geopolitica.
Il numero è utile perché rende esplicito un principio che vale anche fuori dalle telecomunicazioni: la dipendenza da un fornitore non si misura quando lo si sceglie, si misura quando bisogna cambiarlo. È esattamente la domanda che le direttive sulla sicurezza chiedono alle grandi organizzazioni di porsi sulla propria catena di fornitura.
Fonte: studio ripreso da CorCom · 29 luglio 2026
Secondo i dati Ad Intel diffusi ieri da Nielsen, il mercato pubblicitario italiano ha chiuso giugno con un calo dell'1,8%, portando il cumulato gennaio-giugno a +0,5%. Escludendo dalla raccolta web le stime su search, social, annunci classificati e piattaforme over the top, il primo semestre scende a -1,6%. Sui singoli mezzi la televisione perde il 4,7% nel mese, i quotidiani il 12,1%, la radio l'11,5%, mentre crescono Go TV (+18,6%) e cinema. Luca Bordin, country leader per l'Italia, ha collegato la prudenza degli investitori a un quadro di fiducia disallineato, con l'indice delle imprese in risalita a 95,2 e quello dei consumatori in calo a 92,4. Nemmeno l'avvio dei Mondiali di calcio ha prodotto l'accelerazione attesa, svolgendo per ora una funzione di stabilizzazione.
Il dato al netto del web è quello che conta per chi pianifica: dice che la tenuta apparente del semestre è sostenuta dalle piattaforme, mentre tutto il resto arretra. Nei mesi che arrivano il budget non si difende chiedendo di più, si difende dimostrando cosa ha prodotto quello già speso.
Fonte: Nielsen Ad Intel giugno 2026, riprese Primaonline e Teleborsa · 30 luglio 2026
L'Osservatorio Fcp-Assointernet, con rilevazione curata da Reply, indica per il primo semestre 2026 una crescita degli investimenti pubblicitari digitali dello 0,6%, con giugno a -2,4% e una raccolta che supera i 260 milioni di euro. Display e video advertising insieme concentrano circa il 70% del mercato e, nel mese, il solo display ha tenuto un andamento positivo. Il presidente Simone Branca ha ricondotto l'andamento a un contesto internazionale complesso.
Anche qui il segnale è di composizione più che di volume: il mercato non cresce, ma si concentra sui formati che si vedono e si misurano. Per un'agenzia significa che lo spazio per sperimentare c'è ancora, purché il grosso del piano resti su ciò che porta risultati leggibili.
Fonte: Osservatorio Fcp-Assointernet, ripresa Engage · 27 luglio 2026
Il Governo ha istituito il Comitato di coordinamento incaricato di aggiornare la Strategia nazionale per l'intelligenza artificiale per il triennio 2026-2028, a supporto del Dipartimento per la trasformazione digitale. Sono tredici esperti tra università, istituzioni e mondo dell'innovazione, coordinati da Gianluigi Greco, rettore dell'Università della Calabria. Tra i componenti c'è Marco Camisani Calzolari, tecnologo e divulgatore, chiamato a portare il punto di vista della comunicazione istituzionale e delle competenze digitali. La composizione dice qualcosa della direzione scelta: l'intelligenza artificiale non è trattata come materia solo tecnica, ma insieme a ricerca, industria, diritto, sicurezza e impatto sociale.
È il punto che le aziende sottovalutano più spesso. Una strategia sull'AI che non prevede come spiegarla a chi la userà tutti i giorni resta un documento. Nelle imprese funziona uguale: il progetto pilota lo si porta a casa quasi sempre, l'adozione vera dipende da quanto è stato fatto capire, e da chi.
Fonti: profilo LinkedIn di Marco Camisani Calzolari, decreto istitutivo del Comitato, riprese di settore · luglio 2026
Apple ha chiuso il terzo trimestre fiscale 2026, terminato il 27 giugno, con ricavi per 109,4 miliardi di dollari, in crescita del 16% anno su anno, un margine lordo del 50,1% che incorpora circa due punti di beneficio dai rimborsi sui dazi e un utile per azione di 2,02 dollari, in aumento del 29%. L'iPhone è cresciuto del 22%, il Mac ha superato le attese a 10,35 miliardi, i servizi hanno raggiunto 30,74 miliardi (+12%) restando di poco sotto il consenso, mentre l'iPad ha perso il 6% su un confronto difficile con l'anno precedente. Il titolo ha però ceduto oltre il 6% nelle contrattazioni serali: le indicazioni sul trimestre in corso sono risultate più caute delle attese, con l'azienda che ha indicato vincoli di fornitura. Era l'ultima call di Tim Cook nel ruolo di amministratore delegato, prima del passaggio a John Ternus dal 1° settembre.
Il finale è coerente con tutto il resto della settimana. Il trimestre migliore di sempre per il periodo non è bastato, perché il mercato ha guardato la riga successiva: quanto prodotto si riesce a fare. Chi arriva dopo eredita un'azienda in salute e lo stesso problema che ieri sera aveva Amazon, cioè una domanda che corre più veloce della capacità di servirla. Per chi gestisce flotte IT aziendali la traduzione è pratica: sui rinnovi di fine anno conviene ragionare per tempi di consegna prima che per listino.
Fonti: comunicato Apple, call agli analisti, riprese CNBC e MacDailyNews · 30 luglio 2026
In un'intervista pubblicata il 29 luglio, Pietro Teofilatto, direttore area fisco ed economia di ANIASA, descrive come stia cambiando il rapporto tra rete di vendita, flotte aziendali e società di noleggio. Il contesto lo danno i numeri: nel primo semestre 2026 il noleggio ha rappresentato il 33,4% delle immatricolazioni nazionali, quasi quattro punti in più rispetto a dicembre 2025, quindi un veicolo su tre entra oggi sul mercato italiano attraverso un canale legato alla mobilità aziendale. Nel 2025 il canale valeva il 30,6% delle immatricolazioni, con circa 525.000 veicoli tra auto e commerciali leggeri. In questo quadro i dealer capaci di presidiare il segmento B2B in modo strutturato, dalla consulenza sulla car policy alla gestione del post-vendita fino ai servizi di mobilità, si spostano da venditori a partner gestionali delle imprese.
Per chi in azienda si occupa di flotte è un cambiamento con effetti immediati sulla trattativa. L'interlocutore non porta più solo un prezzo per veicolo, porta un pezzo di servizio, e la differenza tra due offerte apparentemente simili si gioca sempre più sulla gestione dei fermi, sulla sostituzione e sulla qualità dei dati che restituisce a chi deve rendicontare i costi.
Fonte: intervista ad ANIASA su Missionline, dati ANIASA-Dataforce primo semestre 2026 · 29 luglio 2026
"AWS is booming"