GPA Telemakos
Rassegna #100
Mercoledì 19 Agosto 2026

Un indice misura la salute di trentaquattro mercati delle telecomunicazioni e mette l'Italia all'ultimo posto

Kearney ha pubblicato il Global Telecom Health Index 2026, che confronta trentaquattro Paesi su venti indicatori. In testa ci sono Emirati Arabi Uniti e Qatar, in fondo Italia, Regno Unito e Germania. È il tipo di classifica che si presta a essere letta male, quindi conviene partire da cosa misura davvero e da cosa Kearney stessa dice di non farci dire.

Cinque dimensioni, venti indicatori, trentaquattro mercati: la fotografia è del settore, non delle aziende che ci lavorano dentro

L'indice valuta ogni mercato su performance finanziaria, capacità commerciale, dispiegamento tecnologico, contesto di business e percezione dei clienti, usando venti metriche che combinano dati proprietari di Kearney, ricerca diretta sui consumatori e fonti terze. Nasce nel 2025 come indice europeo su venti mercati e quest'anno si allarga a trentaquattro Paesi. Nella parte alta della classifica ci sono due mercati piccoli, Emirati Arabi Uniti e Qatar, seguiti da Svezia, Norvegia e Svizzera; completano i primi dieci Malaysia, Finlandia, Arabia Saudita, Thailandia e Cina. Il Regno Unito è trentatreesimo, l'Italia chiude.

La lettura che Kearney propone riguarda la struttura di mercato: i punteggi di salute finanziaria e commerciale risultano più alti dove operano meno di quattro operatori, sia sul mobile sia sul fisso, anche se lo stesso rapporto precisa che lo scarto è più contenuto di quanto ci si aspetterebbe. Il meccanismo descritto è quello del circolo: dove la concorrenza si gioca quasi solo sul prezzo i margini si comprimono, con margini più bassi si investe meno, e con meno investimenti arrivano più tardi la copertura in fibra e le funzioni avanzate del 5G. Nei due mercati in testa la spiegazione offerta è simmetrica: pochi operatori nazionali, investimenti coordinati, reti di qualità e soddisfazione dei clienti alta.

Due avvertenze arrivano da Kearney e vanno riportate perché cambiano il significato del dato. La prima: l'indice misura la salute complessiva del settore in un Paese, non la performance dei singoli operatori, e non va usato come classifica di aziende. Metriche come la copertura 5G o la disponibilità di fibra fino a casa riflettono l'investimento di tutti i soggetti che operano in quel mercato, non di uno. La seconda: la metodologia è stata rivista rispetto al 2025, quindi i punteggi non sono confrontabili con quelli dell'anno scorso e il rapporto non trae conclusioni sull'andamento nel tempo.

Per chi compra connettività per un'azienda il dato utile non è la posizione in classifica, è la lista delle dimensioni. Un mercato che sconta il dispiegamento tecnologico è un mercato in cui le funzioni nuove arrivano dopo, e questo si traduce in tempi di disponibilità e in cataloghi diversi da Paese a Paese. Chi lavora su più sedi europee lo vede già oggi nei listini: la stessa richiesta, fatta a Milano e fatta a Stoccolma, non riceve la stessa risposta né sui tempi né su cosa è ordinabile a catalogo. Vale la pena tenerne conto quando si scrive un capitolato multi-Paese, perché è lì che le differenze di maturità di mercato diventano una voce contrattuale.

Fonti: Kearney, Global Telecom Health Index 2026, ripreso da CorCom · 19 agosto 2026; TelecomTV e ISPreview sulla composizione della classifica e sulle avvertenze metodologiche · agosto 2026

📡 Telco & IT

Wi-Fi 7 e banda 6 GHz: in Italia la usa lo 0,4% delle rilevazioni, in Nord America il 13,8%

Ookla ha analizzato i campioni Speedtest del primo trimestre 2026 e il quadro europeo è netto: solo l'1,6% delle rilevazioni Wi-Fi in Europa usa la banda a 6 GHz, con una media dell'Unione all'1,5%. Dentro quel numero le differenze sono ampie. Francia e Norvegia hanno avviato l'aggiornamento con decisione, Germania e Italia restano molto indietro, e l'Italia in particolare si ferma allo 0,4%. Stati Uniti e Canada, dove la banda è stata liberata prima, stanno al 13,8%.

La banda a 6 GHz è la porzione di spettro su cui il Wi-Fi 7 costruisce i canali larghi che servono a ridurre la congestione e ad aumentare la capacità. L'apertura normativa però non basta da sola: servono terminali compatibili, apparati di rete domestica e aziendale sostituiti, politiche degli operatori sul customer premise equipment e componenti a costi sostenibili. È il motivo per cui il divario non si chiude in un trimestre. Chi ha comprato access point Wi-Fi 7 per un ufficio farebbe bene a verificare due cose prima di aspettarsi il salto di prestazioni: quanti dei dispositivi effettivamente in uso supportano i 6 GHz, e se la banda è abilitata sugli apparati o è rimasta spenta nella configurazione di default.

Fonte: Ookla, dati Speedtest del primo trimestre 2026, ripresi da CorCom · 18 agosto 2026

Da operatore a fornitore di servizi: quattordici anni di ricavi in calo e la domanda che cambia interlocutore

L'analisi di CorCom sulla trasformazione degli operatori in aziende di servizi mette in fila i numeri del percorso: negli ultimi quattordici anni gli operatori italiani hanno perso il 33% dei ricavi e il 50% dell'ebitda, continuando nel frattempo a investire in infrastrutture critiche. Accanto alla compressione dei margini vengono indicati altri tre freni: il ritardo nello sviluppo del 5G Standalone, che è la componente tecnica che abilita i servizi avanzati, la maturità digitale insufficiente delle imprese clienti, e la necessità di un cambiamento culturale interno che integri la connettività nelle strategie di business invece di trattarla come una voce a parte.

L'ultimo punto è quello che si sente di più dal lato di chi compra. Un operatore che vende servizi gestiti, cloud e sicurezza non manda più solo un commerciale di connettività: manda figure che devono parlare di architettura e di processi, e questo funziona quando dall'altra parte del tavolo c'è qualcuno che quei processi li conosce. Chi sta rinegoziando un contratto in questa fase ha un margine in più rispetto a qualche anno fa, perché la parte a valore per il fornitore non è la linea, sono i servizi che ci girano sopra. Conviene arrivare al tavolo con la lista di cosa serve davvero, non con la lista di cosa costa.

Fonte: CorCom, analisi sulla transizione da telco a techco e sui dati di redditività del settore

☁️ Cloud & Digital

L'AI nelle imprese italiane raddoppia in un anno, ma tra grandi e piccole il divario è di tre volte e mezzo

Secondo i dati Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l'8,2% del 2024. Il raddoppio in dodici mesi è il titolo, ma la composizione conta di più: tra le piccole e medie imprese la quota si ferma al 15,7%, mentre nelle grandi imprese arriva al 53,1%. Più di una grande azienda su due, meno di una PMI su sei.

Il dato più utile è però un altro, e riguarda chi si è fermato prima di partire. Quasi il 60% delle imprese che avevano valutato investimenti in AI senza poi realizzarli indica tra gli ostacoli la mancanza di competenze. Non il costo delle licenze, non l'incertezza normativa: le persone che sappiano impostare il lavoro. È una barriera diversa dalle altre perché non si supera con una decisione di acquisto, e perché ha tempi propri che non coincidono con quelli di un budget annuale. Chi sta programmando adesso l'anno prossimo ha davanti una finestra utile: l'avviso 3/2026 di Fondimpresa finanzia con venti milioni la formazione collegata a progetti di innovazione digitale già avviati, e la presentazione delle domande apre il 29 settembre.

Fonti: Istat, dati sull'uso dell'intelligenza artificiale nelle imprese, ripresi da Agenda Digitale · agosto 2026; Fondimpresa, avviso 3/2026 pubblicato il 24 giugno 2026

Sette programmi dichiarati strategici e oltre venticinque miliardi: tra la delibera e l'accensione ci sono due anni di procedura

Con la delibera del 4 agosto il Consiglio dei ministri ha portato a sette il numero dei programmi sui data center dichiarati strategici, per un valore complessivo che supera i venticinque miliardi di euro. Tra questi c'è il Cavour Hyperscale Campus, dichiarato strategico il 24 luglio: circa quattro miliardi di investimento per la riqualificazione dell'ex centrale elettrica Galileo Ferraris di Trino, in provincia di Vercelli, con una potenza complessiva prevista tra 300 e 400 MW.

Il cronoprogramma pubblicato dal ministero è la parte che vale la pena leggere accanto alle cifre. Per quel progetto l'avvio della conferenza di servizi è previsto entro la fine del 2026 e il rilascio dell'autorizzazione unica entro la fine del 2027; l'entrata in funzione del primo lotto viene dopo. Sono tempi ordinari per un'infrastruttura di quella scala e non indicano un problema, ma spiegano perché il numero degli annunci e il numero dei megawatt effettivamente disponibili non si muovano insieme. Chi sta pianificando dove far girare carichi di calcolo nei prossimi ventiquattro mesi farà i conti con la capacità già in esercizio, non con quella deliberata.

Fonte: Mimit, delibere del 24 luglio e del 4 agosto 2026 sui programmi strategici e relativi cronoprogrammi, ripresi da MondoMobileWeb · 18 agosto 2026

🔒 Cyber Security

VMware vCenter, sfruttamento attivo su due falle da 9.8: la patch chiude la porta ma non dice chi è già entrato

Il Csirt Italia ha segnalato lo sfruttamento attivo in rete delle vulnerabilità CVE-2026-59310 e CVE-2026-59309, entrambe pubblicate da Broadcom il 29 luglio nell'advisory VMSA-2026-0006 e valutate 9.8 su dieci. La prima è un attraversamento di directory nel server syslog di vCenter e consente a un attaccante remoto non autenticato con accesso di rete di eseguire codice arbitrario: un servizio nato per raccogliere log diventa una via d'ingresso nel sistema operativo. La seconda è un bypass dell'autenticazione nel VMware Directory Service. Broadcom ha indicato che non esistono workaround e che l'unica strada è l'aggiornamento.

La ricostruzione della società di incident response Quirso, ripresa dalla stampa di settore, descrive una campagna su scala globale partita in fretta. I primi sistemi compromessi hanno iniziato a contattare l'infrastruttura degli attaccanti il 3 agosto, cinque giorni dopo la pubblicazione dell'advisory; il conteggio degli indirizzi IP delle vittime è passato da 151 il 4 agosto a 343 il 5 e a 361 il 7. Sulle macchine analizzate la sequenza osservata comprende la creazione di account amministrativi su vCenter, ricognizione dell'ambiente tramite API, accesso agli host ESXi e distribuzione di un ransomware derivato dal codice di Babuk. L'attribuzione ipotizzata è a un attore riconducibile alla Cina, e resta un'ipotesi.

Il punto operativo è che aggiornare non chiude l'incidente. Se l'accesso è avvenuto prima della patch, quello che è stato lasciato dentro resta lì. Le tre verifiche da fare oggi su un vCenter esposto sono concrete: gli account amministrativi creati dopo il 29 luglio, le query LDAP anomale verso le sorgenti di identità di vCenter, e le modifiche alle assegnazioni di permessi nello stesso intervallo. Vale la pena farle anche se l'aggiornamento è stato applicato per tempo, perché costano un pomeriggio e l'alternativa è scoprirlo dal lato sbagliato.

Fonti: Csirt Italia, alert sullo sfruttamento attivo · 18 agosto 2026; Broadcom, advisory VMSA-2026-0006 · 29 luglio 2026; ricostruzione Quirso ripresa da Infosecurity Magazine e The Hacker News · agosto 2026

SAP Commerce Cloud sotto sfruttamento attivo, una settimana dopo il patch day di agosto

Il Csirt Italia ha rilevato lo sfruttamento attivo in rete della CVE-2026-58231, che riguarda SAP Commerce Cloud. La segnalazione arriva pochi giorni dopo il Security Patch Day di agosto, con cui SAP aveva risolto molteplici vulnerabilità, due delle quali di gravità critica e sei di gravità alta. La raccomandazione dell'agenzia è l'aggiornamento tempestivo del software interessato.

Rispetto agli apparati di frontiera, una piattaforma di commercio elettronico ha una caratteristica che complica la vita a chi la gestisce: sta in produzione, ha finestre di fermo negoziate con chi vende, e agosto è il mese in cui quelle finestre sono più strette. È esattamente la condizione che gli attaccanti conoscono. Dove l'aggiornamento non può partire subito, la mitigazione che si può decidere in giornata riguarda l'esposizione: quali interfacce di amministrazione sono raggiungibili da internet e chi ci arriva.

Fonte: Csirt Italia, alert sullo sfruttamento della CVE-2026-58231 e Security Patch Day SAP di agosto · 18 agosto 2026

Dieci proof of concept pubblici su una piattaforma per agenti AI: la superficie nuova ha già i suoi exploit

Il Csirt ha segnalato la disponibilità in rete di proof of concept per dieci nuove vulnerabilità in Flowise, piattaforma open source usata per costruire agenti, chatbot e flussi di lavoro basati su modelli linguistici. Le tipologie indicate comprendono esecuzione di codice da remoto, scrittura arbitraria di file, aggiramento delle restrizioni di sicurezza e divulgazione di informazioni. Nella stessa settimana sono stati pubblicati proof of concept anche per otto vulnerabilità di Gitea.

Le piattaforme per costruire agenti stanno entrando nelle aziende dalla porta di servizio, spesso installate da un team che vuole provare qualcosa senza aspettare l'IT. Sono strumenti che per funzionare ricevono chiavi API, credenziali di database e accesso a documenti interni, e quindi concentrano in un punto solo materiale che altrove è distribuito. Il censimento da fare in questi giorni è banale e nessuno l'ha in agenda: quali istanze di questo tipo girano in azienda, chi le ha installate, su quale rete stanno e quali credenziali hanno dentro.

Fonte: Csirt Italia, segnalazioni sui proof of concept relativi a Flowise e Gitea · agosto 2026

📢 Marketing & Comunicazione Digitale

OpenAI separa il prodotto per gli under 18: ChatGPT for Teens e una modalità che non finisce i compiti al posto tuo

OpenAI ha lanciato ChatGPT for Teens, una versione della piattaforma pensata per gli utenti sotto i diciotto anni. Il sistema integra funzioni per l'apprendimento guidato, tra cui una modalità studio che accompagna lo studente con domande di supporto invece di consegnare la risposta finita, e arriva con tutele più strette rispetto alla versione generale.

Per chi si occupa di comunicazione la notizia è meno tecnica di quanto sembri. Un'azienda che aveva costruito un prodotto unico per tutti decide di separarne uno per una fascia d'età, e nel farlo dichiara una posizione: su questo pubblico il valore non è la velocità della risposta, è il percorso per arrivarci. È una scelta di posizionamento prima che di funzionalità, e produce un effetto collaterale interessante: definisce implicitamente cosa l'azienda pensa che il prodotto generale sia, cioè uno strumento per adulti che sanno già cosa stanno chiedendo. Chi si rivolge a un pubblico giovane trova qui un promemoria utile: la versione ridotta di un prodotto per adulti non funziona quasi mai, quella che funziona è la versione che cambia l'obiettivo.

Fonte: Adnkronos, ripresa da Key4biz · 18 agosto 2026

💼 Dal Network LinkedIn

Agostinis e la 2CV: perché una pagina pubblicitaria dei primi anni Ottanta continua a funzionare

Francesco Agostinis dedica il post di oggi a una campagna Citroën per la 2CV di oltre quarant'anni fa e prova a smontarne il funzionamento, isolando sette meccanismi. L'apertura rompe l'aspettativa con un confronto impossibile e obbliga a leggere la riga successiva per capire dove sta il trucco, che è il principio dell'information gap descritto da George Loewenstein e, sul piano della sorpresa, la schema incongruity studiata da Meyers-Levy e Tybout. Il confronto sfrutta marchi noti come scorciatoie mentali già presenti nella testa di chi guarda, così il posizionamento si costruisce in pochissime parole. L'umorismo fissa il messaggio proprio perché la battuta è volutamente sproporzionata. Il format si impara alla seconda ripetizione e da lì la lettura scorre, che è quello che si chiama processing fluency. La chiusura consegna un'identità precisa, e su questo Agostinis richiama la ricerca di Escalas e Bettman sulle self-brand connections.

Il meccanismo su cui vale la pena fermarsi è il quinto, perché è l'unico difficile da copiare. La campagna parte dai limiti reali del prodotto invece di nasconderli: la 2CV è semplice, spartana ed economica, e la pagina lo dice per prima. È la logica della two-sided communication, dove ammettere anche il lato meno favorevole aumenta la credibilità di tutto il resto. Gli altri sei meccanismi si possono replicare con un buon copywriter. Il quinto richiede che qualcuno in azienda accetti di mettere per iscritto cosa il prodotto non fa, e quella conversazione non è un problema di creatività.

La conclusione di Agostinis è che oggi useremmo termini come curiosity gap, comparative advertising, processing fluency o challenger positioning per descrivere qualcosa costruito quattro decenni fa, e che studiare il vecchio serve proprio per questo: i mezzi cambiano in fretta, i meccanismi dell'attenzione e della memoria molto più lentamente. Un'osservazione che vale anche come promemoria pratico, in una fase in cui la produzione di contenuti costa sempre meno e la ragione per cui qualcuno dovrebbe fermarsi a guardarli non è cambiata.

Fonte: post LinkedIn di Francesco Agostinis · 19 agosto 2026

🍎 Focus Apple

Fino a otto prodotti a settembre, ma non l'iPhone che vende di più: il calendario si spezza in due

Secondo le anticipazioni di Mark Gurman sulla newsletter Power On, riprese dalle testate del settore, l'evento Apple di settembre potrebbe ospitare fino a otto prodotti, con le date più probabili concentrate su martedì 8 o mercoledì 9. Sarà il primo keynote con John Ternus amministratore delegato, dato che il passaggio di consegne è fissato per il 1° settembre. Sul palco sono attesi iPhone 18 Pro e Pro Max, il primo iPhone pieghevole indicato come iPhone Ultra, e la nuova generazione di Apple Watch. Restano fuori iPhone 18, iPhone 18e e iPhone Air 2, rinviati alla primavera 2027, mentre sui modelli Pro vengono indicati possibili aumenti di prezzo.

La parte che riguarda chi lavora sui marchi non sono i prodotti, è la struttura del calendario. Per quasi vent'anni settembre ha significato una cosa sola: esce la nuova famiglia, tutta insieme, e il racconto è unico. Spostare la fascia di volume a sei mesi dopo significa avere due momenti di comunicazione all'anno invece di uno, con pubblici diversi e messaggi che non possono essere gli stessi. È una scelta che risolve un problema industriale di produzione e ne apre uno di narrazione, perché il prodotto che fa i numeri arriverà in un momento in cui l'attenzione non è preparata. Vale come caso di studio per qualsiasi azienda con un catalogo a fasce: il calendario dei lanci è una decisione di comunicazione quanto di operations, e raramente viene discussa come tale.

Fonti: Mark Gurman, newsletter Power On, ripresa da 9to5Mac e dalle testate italiane di settore · agosto 2026; MacRumors, guida agli eventi Apple 2026

🚗 Focus Automotive & Fleet

Il noleggio a lungo termine assorbe il 45% delle plug-in immatricolate a luglio, e intanto si chiede di rivedere la fiscalità sulle flotte

Secondo i dati Unrae, a luglio 2026 le immatricolazioni sono state 123.184, in crescita del 3,9% sulle 118.561 di luglio 2025. Dentro quel mercato il noleggio a lungo termine si conferma il canale che sta portando in strada le motorizzazioni ricaricabili: nel mese ha assorbito il 45% delle immatricolazioni complessive di ibride plug-in, quasi una su due. Sul fronte delle regole, Unrae ha sollecitato il reintegro di 251 milioni di euro del Fondo Automotive e una riforma della fiscalità sulle flotte aziendali, mentre è stato pubblicato il decreto attuativo del Mimit sul programma di noleggio sociale, la cui operatività effettiva è stimata in circa dieci mesi.

Il quadro di fondo lo dà Aniasa: nel primo semestre il noleggio supera il 33% delle immatricolazioni nazionali, ma la quota di elettrico puro nelle flotte aziendali resta al 7,6%, mentre le plug-in continuano a crescere come soluzione intermedia. È una composizione che dipende più dal trattamento fiscale che dalle preferenze di chi guida, ed è il motivo per cui la riforma richiesta pesa sulle scelte di car policy più di qualsiasi confronto tra modelli. Per chi deve rinnovare una flotta nei prossimi mesi la domanda da porre al noleggiatore è quale ipotesi fiscale è incorporata nel canone proposto e cosa succede al contratto se quell'ipotesi cambia in corsa.

Fonti: Unrae, dati di immatricolazione di luglio 2026 e richieste sul Fondo Automotive, ripresi da Facile.it · agosto 2026; Aniasa, comunicato sul primo semestre 2026

Numero della settimana
0,4%
La quota di rilevazioni Wi-Fi in Italia che usa la banda a 6 GHz nel primo trimestre 2026. La media europea è dell'1,6%, quella dell'Unione dell'1,5%, mentre Stati Uniti e Canada stanno al 13,8%. È lo spettro su cui poggia il Wi-Fi 7. (Fonte: Ookla, dati Speedtest primo trimestre 2026)
Citazione
"Faster than a Ferrari"
— L'apertura di una pagina pubblicitaria Citroën per la 2CV, primi anni Ottanta. Il confronto è palesemente impossibile e la riga successiva spiega perché sta in piedi lo stesso: il lettore arriva in fondo per capire dove sia il trucco. (Fonte: campagna ripresa nel post LinkedIn di Francesco Agostinis del 19 agosto 2026)