GPA Telemakos
Rassegna #102
Venerdì 21 Agosto 2026

Microsoft manda in pensione i codici via Sms: da settembre Entra ID spinge le passkey, dal febbraio 2027 l'addio definitivo

L'azienda ha annunciato il passaggio dalle one time password alle passkey per Entra ID, la piattaforma che gestisce l'accesso a Microsoft 365, Dynamics 365 e Azure. Da settembre chi usa ancora un codice via Sms sarà invitato a registrare una passkey, da febbraio 2027 l'autenticazione via Sms e vocale verrà abbandonata del tutto. Non è un caso isolato: è il segnale che un pezzo dell'infrastruttura di sicurezza usato ogni giorno da milioni di persone sta cambiando natura.

Cinque miliardi di passkey nel mondo, e un phishing che con l'AI arriva a tassi di clic del 54%

I numeri spiegano l'accelerazione. Secondo i dati Fido Alliance, a maggio 2026 risultavano in uso circa 5 miliardi di passkey e il 75% delle persone ne aveva attivata almeno una. Sull'altro fronte, Microsoft ha segnalato campagne di phishing supportate dall'intelligenza artificiale con tassi di clic fino al 54%, contro circa il 12% delle campagne tradizionali. Il meccanismo delle passkey risponde esattamente a questo: la biometria sblocca una credenziale crittografica legata al dominio del servizio, la chiave privata resta sul dispositivo e una pagina contraffatta non può ottenere una risposta valida. Il codice via Sms, invece, può essere intercettato, sottratto con un Sim swap o semplicemente farsi consegnare dalla vittima su una pagina malevola.

C'è anche una partita industriale. Per anni l'Sms Otp è stato uno dei servizi più diffusi nel portafoglio dei provider di messaggistica applicativa. Secondo il Mobile Ecosystem Forum, però, passkey e Api di rete degli operatori non si contendono lo stesso spazio: rispondono a domande diverse. La passkey dimostra che il dispositivo ha la credenziale registrata per quel servizio; le Network Api possono verificare in background se il numero è associato alla Sim nel dispositivo o se la scheda è stata sostituita di recente. Per gli operatori è l'occasione di passare dal trasporto del codice alla fornitura di segnali antifrode in tempo reale, un pezzo di catena del valore più strategico.

La direzione indicata è un'architettura a più livelli: credenziale crittografica, segnali di rete, analisi comportamentale della sessione. Nessuno dei tre da solo è invulnerabile, e il Forum ricorda casi in cui vulnerabilità di Chrome e Windows sono state usate per aggirare protezioni delle credenziali sincronizzate. La solidità sta nella combinazione: chi compromette un livello deve comunque superare gli altri.

Fonte: CorCom, approfondimento con il Mobile Ecosystem Forum · 20 agosto 2026; dati Fido Alliance e Microsoft citati nell'analisi

📡 Telco & IT

5G Observatory 2026: l'Europa ha costruito la rete, ma l'adozione è ferma al 28% e il gap di investimenti vale 205 miliardi

Il rapporto della Commissione europea, pubblicato nel pacchetto del Decennio Digitale 2026, fotografa una copertura quasi completata e una seconda fase molto più difficile. A fine 2025 il 5G raggiungeva il 96,8% delle famiglie europee, ma la banda 3,4-3,8 GHz, quella che fa davvero la differenza sulle prestazioni, si ferma al 74,6%, e nelle aree rurali al 33,7%. Il 5G Standalone riguarda il 21,6% delle stazioni base, con una disponibilità effettiva per l'utente del 2,8%. Il take-up racconta il resto: solo il 28% delle Sim europee è effettivamente 5G, contro il 57% degli Stati Uniti e il 40% della Cina, che ha superato il miliardo di connessioni già nel 2024.

Il nodo indicato dagli stessi operatori nel sondaggio dell'Osservatorio è la monetizzazione, prima voce per il 61% degli intervistati. E i conti degli investimenti non tornano: un'analisi Gsma stima 475 miliardi di euro necessari entro il 2035 per portare le reti europee agli standard dei mercati migliori, a fronte di circa 270 attesi. Il segnale positivo arriva dalle reti private, dove l'Europa ha superato quota 700 nel 2025 ed è la regione a crescita più rapida, con la Germania al 67% del totale. Tra le sperimentazioni citate c'è anche l'Italia, con la rete privata ibrida 5G4ASSAC dell'ecosistema universitario e sanitario di Palermo: 6,5 milioni di investimento e applicazioni di telemedicina, realtà estesa e diagnostica supportata dall'AI.

Fonte: 5G Observatory 2026 Report, Commissione europea, ripreso da CorCom · 20 agosto 2026

6G, l'Italia mette sul tavolo la sua visione: apertura, sicurezza e affidabilità dentro un'iniziativa internazionale a guida americana

In un'intervista esclusiva a CorCom, il sottosegretario con delega alle telecomunicazioni Alessio Butti ha illustrato la posizione italiana sulle reti di sesta generazione, nell'ambito di un'iniziativa internazionale guidata dagli Stati Uniti. I requisiti indicati per le nuove reti sono apertura, sicurezza e affidabilità, con quest'ultima messa al centro del ragionamento.

Il contesto lo dà lo stesso Osservatorio europeo di cui sopra: i progetti pilota 6G nell'Unione contano già 437 casi d'uso, distribuiti tra un numero ampio di Stati membri, e Spagna, Grecia e Italia vengono indicate come hub importanti della sperimentazione. La partita del 6G, in altre parole, non parte tra dieci anni: gli use case su robotica avanzata, sistemi autonomi e controllo in tempo reale si stanno definendo adesso, ed esserci in questa fase pesa su chi scriverà gli standard.

Fonti: intervista esclusiva CorCom ad Alessio Butti · agosto 2026; 5G Observatory 2026, Commissione europea, sui progetti pilota 6G

☁️ Cloud & Digital

Neocloud, Gartner: entro il 2030 i provider specializzati varranno il 20% di un mercato cloud AI da 267 miliardi di dollari

La previsione di Gartner ripresa da CorCom indica che i neocloud provider, operatori nati per fornire capacità di calcolo dedicata ai carichi di intelligenza artificiale, conquisteranno entro il 2030 un quinto del mercato del cloud AI, atteso a 267 miliardi di dollari. Tre le spinte individuate: l'esplosione delle applicazioni di AI generativa, la carenza di Gpu che rende prezioso chiunque ne abbia in casa, e la crescente attenzione alla sovranità del dato, che premia operatori radicati in una giurisdizione precisa.

Per il mercato è l'apertura di un fronte competitivo nuovo dopo anni di dominio degli hyperscaler globali. Per chi compra, è l'ingresso nel perimetro di fornitori più giovani, più specializzati e con storie societarie più corte: un'opzione in più sul prezzo e sulla disponibilità di capacità, che chiede però valutazioni diverse da quelle a cui il procurement cloud si era abituato.

Fonte: previsioni Gartner sul mercato neocloud, riprese da CorCom · giugno 2026, in evidenza il 21 agosto

GenAI nella pubblica amministrazione: l'Ue finanzia tre progetti pilota su semplificazione, compliance e servizi ai cittadini

Il primo luglio sono stati firmati gli accordi di finanziamento di Floods & Droughts, Eunomia.AI ed EuropAI, i tre progetti selezionati nell'ambito del bando "GenAI per le pubbliche amministrazioni" del programma Europa Digitale. Con Eunomia.AI ed EuropAI, in particolare, l'obiettivo dichiarato è portare l'intelligenza artificiale generativa dentro i processi amministrativi: semplificazione burocratica, conformità normativa, interazioni con i cittadini.

Il metodo conta quanto il merito: l'Unione sceglie di sperimentare su progetti pilota finanziati prima di scalare, e i risultati di questi cantieri contribuiranno a definire gli standard con cui la GenAI entrerà negli enti pubblici europei. Per le imprese che lavorano con la PA è un punto da tenere d'occhio: i requisiti di conformità e interoperabilità che usciranno da qui diventeranno il riferimento delle gare di domani.

Fonte: CorCom su bando "GenAI per le pubbliche amministrazioni", programma Europa Digitale · accordi firmati il 1° luglio 2026

🔒 Cyber Security

ChainDrop, il worm che si propaga da solo nell'ecosistema npm: oltre 400 pacchetti compromessi

I ricercatori di sicurezza hanno identificato una campagna di compromissione della supply chain software nell'ecosistema npm, denominata ChainDrop, che ha interessato oltre 400 pacchetti appartenenti a maintainer e organizzazioni differenti. Il Csirt Italia l'ha segnalata nella Settimana Cibernetica: il meccanismo è quello del worm auto-propagante, che si infiltra negli ambienti di sviluppo e nelle pipeline di integrazione continua, esfiltra credenziali e le usa per pubblicare versioni malevole di altri pacchetti legittimi, alimentando la catena.

È il terzo episodio rilevante su npm in poco più di un anno, dopo Mini Shai-Hulud e gli incidenti sui pacchetti Axios, e il copione si ripete: il punto debole non è il singolo pacchetto ma la fiducia transitiva, per cui installarne uno significa fidarsi di tutto ciò che quel pacchetto si porta dietro. Per chi sviluppa software, le difese note restano le stesse ed è il momento di verificarle: blocco delle versioni, registro interno con proxy, credenziali di pubblicazione separate dagli ambienti di sviluppo.

Fonte: Csirt Italia, Settimana Cibernetica del 9 agosto 2026, segnalazione sulla campagna ChainDrop

Ricerca medica nel mirino: campagna di spionaggio sui server REDCap esposti in rete

Il team di Google Threat Intelligence ha documentato una campagna di cyber-spionaggio condotta da un attore avanzato contro istituti di ricerca medica e strutture sanitarie, pubbliche e private. Il vettore, secondo la segnalazione ripresa dal Csirt Italia, è l'esposizione su rete pubblica di server che eseguono REDCap, l'applicazione web per la raccolta di dati di ricerca clinica usata da università e ospedali in tutto il mondo.

Il caso dice una cosa precisa sul perimetro reale delle organizzazioni sanitarie: le applicazioni di ricerca vivono spesso fuori dai processi IT ordinari, installate da gruppi di lavoro per un progetto e rimaste online oltre la fine del progetto. Chi amministra una struttura sanitaria o di ricerca ha qui una verifica concreta da mettere in agenda: censire le istanze REDCap e simili raggiungibili da internet, controllarne versioni e accessi, e decidere quali hanno ancora un motivo per essere esposte.

Fonti: Google Threat Intelligence, ripresa dal Csirt Italia · agosto 2026

📢 Marketing & Comunicazione Digitale

Il traffico automatizzato ha superato quello umano: cosa succede alle metriche costruite sull'ipotesi che dall'altra parte ci sia una persona

A giugno Cloudflare ha comunicato che sulla propria rete le richieste automatizzate hanno superato quelle umane: 57,4% contro 42,6%. Il fondatore Matthew Prince, che aveva previsto il sorpasso per fine 2027, ha precisato che il dato riguarda le richieste web sulla rete Cloudflare e non tutta l'attività internet, e che la data esatta del sorpasso è difficile da fissare. La tendenza però è confermata da fonti indipendenti: il rapporto State of AI Traffic di Human Security, costruito su oltre un quadrilione di interazioni, indica che nel 2025 il traffico automatizzato è cresciuto circa otto volte più veloce di quello umano, con la componente degli agenti AI che opera per conto degli utenti in aumento di quasi l'8.000%.

Per chi fa marketing il punto non è filosofico, è contabile. Se un assistente AI visita cinquemila pagine per conto di una persona, nessuna di quelle visite è un'impressione umana, eppure molti pannelli le contano come tali. Il Bad Bot Report di Imperva lo dice esplicitamente: le aziende che continuano a operare assumendo che i propri utenti siano umani rischiano di leggere male i propri stessi sistemi. Traffico, frequenza di rimbalzo, persino i test A/B: ogni metrica costruita sull'equivalenza visita uguale persona va rivista, e la prima domanda da fare a chi gestisce l'analytics è quanta parte del traffico misurato è già oggi non umano.

Fonti: dati Cloudflare, giugno 2026, ripresi da Nbc News; Human Security, 2026 State of AI Traffic report; Imperva, Bad Bot Report 2026, ripresi da Forbes

💼 Dal Network LinkedIn

Camisani Calzolari e il social senza umani: cosa ha trovato davvero l'esperimento di Amsterdam con 500 bot

In un post su LinkedIn, Marco Camisani Calzolari parte da un dato e da un esperimento. Il dato è che gli agenti AI stanno superando le persone per volume di attività online, ed è verificato: le rilevazioni di Cloudflare di giugno indicano il traffico automatizzato al 57,4% delle richieste sulla propria rete, con la precisazione che si tratta di richieste web e non di tutta l'attività internet. L'esperimento è quello dell'Università di Amsterdam: i ricercatori Petter Törnberg e Maik Larooij hanno costruito una piattaforma social minima, senza pubblicità e senza algoritmo di raccomandazione, e l'hanno popolata con 500 chatbot basati su GPT-4o mini, ciascuno con una personalità costruita su dati demografici e politici reali. In cinque esperimenti da oltre diecimila azioni ciascuno, i bot si sono spontaneamente organizzati in camere dell'eco, seguendo chi la pensava come loro, e i contenuti più estremi hanno raccolto più attenzione e più follower di quelli moderati.

Il risultato centrale dello studio, un preprint su arXiv ancora in fase di revisione, non è che i bot facciano più danni degli umani: quella è la lettura di Camisani Calzolari. È che le dinamiche tossiche dei social emergono anche senza l'algoritmo, dal solo meccanismo di base fatto di post, follow e condivisioni. E che i correttivi non bastano: i ricercatori hanno testato sei interventi, dal feed cronologico all'amplificazione dei punti di vista opposti fino a nascondere follower e biografie, e nessuno ha ridotto l'engagement partigiano oltre qualche punto percentuale, mentre nascondere le biografie ha addirittura peggiorato la polarizzazione.

Messi insieme, il dato e l'esperimento pongono la domanda giusta per chi lavora con i contenuti: se una quota crescente dell'attività online è generata da macchine, e se le macchine riproducono da sole le dinamiche peggiori delle piazze digitali, la qualità di ciò che si pubblica smette di essere una scelta estetica. Diventa l'unico modo per essere riconoscibili come umani.

Fonti: Marco Camisani Calzolari, post LinkedIn · 21 agosto 2026; Törnberg e Larooij, Università di Amsterdam, preprint su arXiv, ripreso da Il Sole 24 Ore e Gizmodo · 2025; dati Cloudflare, giugno 2026, ripresi da Nbc News

🍎 Focus Apple

Quando il codice parla prima dei comunicati: la roadmap Apple anticipata dal suo stesso software

Ad agosto Apple ha condiviso per errore porzioni di codice che confermano prodotti non ancora annunciati: secondo MacRumors, tra i riferimenti c'è un nuovo iPad mini, nome in codice J510/J511, con il chip A19 Pro già debuttato su iPhone Air e iPhone 17 Pro. In parallelo, l'analisi del codice di macOS Tahoe 26.7 riportata da Macitynet anticipa una parte consistente della tabella di marcia tra fine 2026 e 2027, e un video nascosto in macOS ha mostrato in anteprima il funzionamento degli AirPods con videocamera, suggerendo un lancio vicino.

Per chi si occupa di comunicazione il caso è interessante per un motivo strutturale. Apple ha costruito decenni di narrativa sul controllo totale del momento dell'annuncio, ma i suoi prodotti sono software, e il software va distribuito, testato, aggiornato: ogni beta e ogni build contengono tracce del futuro, e una community mondiale le setaccia sistematicamente. Il risultato è che il racconto ufficiale arriva sempre più spesso per secondo. La lezione vale per qualsiasi azienda: la riservatezza non è più solo una policy interna, è un requisito di progettazione di tutto ciò che esce dai propri server. E quando la fuga avviene comunque, la scelta non è tra confermare e smentire, ma tra lasciare che il vuoto lo riempiano altri o tenersi pronti con il proprio racconto.

Fonti: MacRumors sul codice condiviso per errore da Apple · agosto 2026; Macitynet sull'analisi di macOS Tahoe 26.7 e sugli AirPods con videocamera · agosto 2026

🚗 Focus Automotive & Fleet

Il mercato accelera, le flotte aspettano: la fiscalità è diventata la variabile che detta i tempi dei rinnovi

I dati Unrae di luglio dicono che il mercato italiano cresce: 123.184 immatricolazioni nel mese, il 3,9% in più su base annua, con i primi sette mesi a quota 1.060.175, in aumento dell'8,9%, e una stima per l'intero 2026 rivista al rialzo a 1,61 milioni di targhe. Sul fronte flotte, però, il quadro è diverso: l'associazione ha sollecitato il reintegro dei 251 milioni del Fondo Automotive e una riforma della fiscalità sulle auto aziendali, mentre l'analisi Aniasa-Dataforce sul primo trimestre registrava immatricolazioni del noleggio a lungo termine in calo del 4,3%, con molte aziende che rinviano i rinnovi in attesa di un quadro fiscale più chiaro dopo la stretta sul fringe benefit. Nel frattempo è stato pubblicato il decreto attuativo del Mimit sul noleggio sociale, con un'operatività effettiva stimata in circa dieci mesi.

Per chi gestisce una flotta la lettura pratica è che oggi la variabile fiscale pesa più del listino. Rinviare un rinnovo ha un costo che di rado viene messo a bilancio: veicoli più vecchi significano più fermi, più manutenzione e canoni prorogati a condizioni pensate per un altro mercato. Alla prossima scadenza contrattuale conviene fare due conti espliciti: quanto costa la proroga rispetto al rinnovo alle regole attuali, e quali clausole permettono di rinegoziare se il quadro fiscale cambia davvero con la delega in discussione. Aspettare è una scelta legittima, ma va trattata come una scelta, con un prezzo scritto, non come un default.

Fonti: Unrae, dati immatricolazioni luglio 2026 · 3 agosto 2026; Aniasa-Dataforce, Focus Noleggio primo trimestre 2026; decreto attuativo Mimit sul noleggio sociale, ripreso dalla stampa di settore

Numero della settimana
54%
Il tasso di clic raggiunto dalle campagne di phishing supportate dall'intelligenza artificiale osservate da Microsoft, contro circa il 12% delle campagne tradizionali. È il numero che spiega perché l'era dei codici via Sms sta finendo: se ingannare una persona diventa quattro volte più facile, la risposta è ridurre le cose che quella persona deve leggere, ricordare e trascrivere. (Fonte: dati Microsoft citati nell'approfondimento CorCom con il Mobile Ecosystem Forum, 20 agosto 2026)
Citazione
"Non è più una piazza, è una fabbrica di contenuti vuoti"
— Marco Camisani Calzolari, in un post su LinkedIn del 21 agosto 2026, a proposito di cosa diventa un ecosistema digitale quando gli agenti automatici superano per numero le persone. L'esperimento dell'Università di Amsterdam citato nel post mostra che le dinamiche tossiche dei social emergono anche in una piattaforma di soli bot, senza alcun algoritmo di raccomandazione.