GPA Telemakos
Rassegna #103
Lunedì 24 Agosto 2026

Sovranità del dato, il nodo non è tecnico: l'e-Evidence è entrato in vigore il 18 agosto e l'accordo Ue-Usa sul CLOUD Act resta congelato

Il regolamento europeo sulle prove elettroniche si applica da martedì scorso e permette alle autorità degli Stati membri di rivolgere ordini di produzione e conservazione dei dati direttamente ai fornitori di servizi, anche a quelli con sede fuori dall'Unione. Nello stesso periodo l'Atlantic Council ha pubblicato un'analisi che spiega perché quel canale rischia di funzionare a singhiozzo: la trattativa che dovrebbe renderlo compatibile con il diritto statunitense è ferma, e non per ragioni tecniche.

Ventidue procedure d'infrazione, tre quarti degli Stati in ritardo e due norme che si bloccano a vicenda

Il meccanismo, sulla carta, serve a guadagnare tempo. Fino a oggi una richiesta di dati a un provider estero passava dalle autorità del paese in cui il fornitore ha sede, con tempi che possono arrivare a mesi e che spesso rendono inutile la richiesta. L'ordine europeo di produzione taglia il passaggio e va diretto all'azienda. I canali tradizionali, dalle rogatorie all'ordine europeo di indagine, restano disponibili e continueranno a essere usati.

Il problema è il recepimento. La direttiva che accompagna il regolamento, quella che obbliga le aziende a designare un rappresentante legale a cui notificare gli ordini, a fine maggio non era stata trasposta dalla maggior parte degli Stati membri: una ricerca indipendente pubblicata in giugno indicava oltre tre quarti dei paesi non in regola, e a marzo la Commissione aveva aperto procedure d'infrazione contro ventidue Stati. Il caso più rilevante era l'Irlanda, dove hanno sede europea quasi tutte le grandi aziende tecnologiche destinatarie delle richieste: ha approvato la propria legge il 15 luglio e ha nominato il primo direttore per la cooperazione internazionale in materia di giustizia penale.

Sotto il ritardo amministrativo c'è però un nodo giuridico che nessuna scadenza risolve. Negli Stati Uniti lo Stored Communications Act vieta ai provider di consegnare il contenuto delle comunicazioni direttamente a un governo straniero. In Europa l'articolo 48 del GDPR stabilisce che un provvedimento di un paese terzo non basta, da solo, a giustificare la comunicazione di dati personali. Le due norme si bloccano a vicenda: un fornitore con sede negli Stati Uniti può trovarsi obbligato a rispondere a un ordine europeo e allo stesso tempo impedito di farlo dalla propria legge nazionale. L'unica via d'uscita è un accordo bilaterale sul CLOUD Act, e quella trattativa, descritta come già avanzata prima del 2025, oggi è ferma. Secondo il documento non è un problema legale né tecnico, ma politico.

Il secondo filone dell'analisi riguarda la sovranità digitale e arriva a una conclusione che interessa direttamente chi compra servizi cloud. Il Technology Sovereignty Package presentato dalla Commissione in giugno contiene il Cloud and AI Development Act, che prevede quattro livelli di garanzia, dalla semplice residenza dei dati fino alla proprietà e al controllo interamente europei. I criteri che separano un livello dall'altro sono ancora contesi. Il punto sollevato nel workshop è più semplice di qualsiasi classificazione: un fornitore con quartier generale negli Stati Uniti resta soggetto alla legge americana indipendentemente da dove tiene i dati, e quindi la portabilità tecnica non chiude, da sola, la dipendenza giurisdizionale.

Fonte: Atlantic Council, DFRLab, issue brief "Sovereignty without borders" di Mark Scott · 17 agosto 2026, ripreso da CorCom il 21 agosto. Il documento dichiara di essere stato realizzato con il sostegno di Microsoft e richiama la policy di indipendenza intellettuale dell'organizzazione

📡 Telco & IT

IPv6, Omdia rovescia l'argomento: non è più la risposta agli indirizzi che finiscono, è il presupposto delle reti che servono all'AI

Per quindici anni la migrazione da IPv4 è stata trattata come inevitabile ma non urgente, perché soluzioni come il CGNAT hanno permesso di far durare l'esistente. L'analisi di Omdia ripresa da CorCom sposta il ragionamento su un altro piano: se edge computing, IoT, cloud distribuito e agenti AI moltiplicano il numero di endpoint e la necessità di comunicazioni dirette da un capo all'altro, ogni livello di complessità aggiunto per tenere in vita l'architettura IPv4 diventa un costo che cresce. Gli indirizzi univoci di IPv6 semplificano l'osservabilità e si integrano con SRv6 per l'automazione, mentre le soluzioni tampone su IPv4 peggiorano visibilità, latenza e gestione.

Omdia non sostiene che IPv4 stia per sparire: la convivenza durerà anni, soprattutto nelle aziende dove la pressione sugli indirizzi è minore. La tesi è che rimandare non sia gratis. Si evita una spesa oggi e si aumenta la quantità di infrastruttura legacy da modificare domani, con il ritorno che per gli operatori arriva dai servizi B2B come slicing, edge e IoT. Per l'Italia il tema è concreto: a fine 2025 il traffico gestito in IPv6 nel paese era al 17,7%, contro una media mondiale intorno al 42%, pur essendo salito dal 6,8% di tre anni prima.

Fonti: analisi Omdia sull'IPv6 per gli operatori, ripresa da CorCom · 21 agosto 2026; dati sull'adozione italiana rilevati a fine 2025

Protezione delle infrastrutture critiche: il mercato passa da 160 a 206 miliardi di dollari in cinque anni, e le telecomunicazioni crescono più di tutti

Secondo il report MarketsandMarkets ripreso da CorCom, la spesa globale in prodotti e servizi per la protezione delle infrastrutture critiche, quindi le soluzioni che tengono insieme sicurezza IT e sicurezza OT, dovrebbe passare dai 160,28 miliardi di dollari stimati per il 2026 ai 206,31 miliardi previsti per il 2031, con una crescita media annua del 5,2%. Il 2025 si era chiuso a 153,87 miliardi. Dentro quella media, il comparto delle telecomunicazioni è indicato come il più veloce, con un più 7,4% annuo.

Due letture. La prima è che la spesa segue gli obblighi: dove la normativa qualifica un'infrastruttura come critica, il budget di sicurezza smette di essere discrezionale. La seconda riguarda l'offerta, perché il report si attende un ulteriore consolidamento del settore, spinto dalla richiesta di soluzioni integrate anziché di prodotti separati. Vale la pena ricordare che stime su questo perimetro variano sensibilmente da analista ad analista, con proiezioni al 2031 anche più basse: il numero utile qui è la direzione, non la seconda cifra decimale.

Fonte: report MarketsandMarkets sulla protezione delle infrastrutture critiche, ripreso da CorCom · 21 agosto 2026

☁️ Cloud & Digital

I sessanta data center in costruzione negli Stati Uniti e il ritorno del gas: tre quarti delle utility coinvolte stanno pianificando nuova capacità fossile

Un'analisi del Financial Times ha messo insieme i consumi elettrici attesi di sessanta impianti in costruzione, quasi tutti di Amazon, Google, Meta e Microsoft, e li ha rapportati all'attuale mix di produzione elettrica statunitense. Il risultato equivale a circa il 7% delle emissioni previste per il 2025 dal settore elettrico americano, l'equivalente annuo di ventisette centrali a carbone o di ventiquattro milioni di automobili a benzina. Jonathan Koomey, che studia efficienza energetica da anni, ha definito la stima plausibile e coerente con i dati disponibili. Il dettaglio che pesa più del totale è un altro: tre quarti delle aziende elettriche che servono quei sessanta progetti stanno pianificando o costruendo nuova capacità a gas.

I bilanci delle aziende raccontano la stessa cosa dall'interno. Le emissioni di Amazon sono cresciute del 16% tra 2024 e 2025, con gli acquisti di elettricità in aumento del 34%; Microsoft ha segnato un più 25% nello stesso periodo; Alphabet indica un più 18% legato alla filiera. Tutte e quattro dichiarano di compensare i consumi con investimenti in energia pulita, acquisti di rinnovabile e crediti, e Amazon afferma di aver coperto il 100% dell'elettricità consumata. Il punto è che quegli impegni contabili non risolvono il problema fisico della rete, che deve fornire potenza in un posto preciso e in un momento preciso.

Fonti: analisi Financial Times sui sessanta data center in costruzione, ripresa da CorCom, Startmag e Geopop · agosto 2026; dati di bilancio delle aziende citati nell'analisi

Imprese di una persona sola: i dati Stripe dicono che la distanza tra chi usa bene questi strumenti e tutti gli altri è passata da 34 a 61 volte

Il tema dell'impresa individuale che raggiunge dimensioni prima impensabili circola da mesi come racconto di casi eccezionali. I numeri disponibili raccontano qualcosa di più preciso. Secondo un'analisi pubblicata da Stripe a maggio 2026, il numero di imprenditori individuali che superano i 100.000 dollari di ricavi annui è cresciuto di circa un terzo rispetto al 2022, e le imprese individuali costruite attorno all'intelligenza artificiale generano, dopo due anni, quasi il doppio dei ricavi delle altre. Il dato che spiega meglio il fenomeno è però la dispersione: nel 2025 il 10% più performante dei fondatori solitari ha prodotto nei primi sei mesi ricavi 61 volte superiori alla mediana, mentre quattro anni prima il rapporto era intorno a 34.

Sul piano delle politiche industriali qualcuno si sta già muovendo. Da novembre 2025 Suzhou ha lanciato un'alleanza dedicata alle one person company con l'obiettivo dichiarato di incubare mille imprese individuali costruite sull'AI entro il 2028; Shanghai ha destinato edifici e coperto fino a 300.000 yuan di costi di calcolo; Shenzhen e il Guangdong hanno varato un quadro provinciale sull'imprenditorialità abilitata dall'AI. Non è politica del lavoro: è un modo per far entrare l'AI nel tessuto produttivo in fretta. Europa e Italia, osserva Agenda Digitale, restano prive di una strategia dedicata a questo segmento.

Fonti: analisi Stripe sui ricavi degli imprenditori individuali · maggio 2026, ripresa dalla stampa economica; Agenda Digitale sulle one person company e sui programmi pubblici cinesi · maggio 2026

🔒 Cyber Security

ACN, luglio si chiude con 188 incidenti e una campagna di defacement su oltre sessanta siti Joomla della PA locale

L'Operational Summary di luglio dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale registra 188 incidenti con impatto confermato, il 3% in più rispetto ai 182 di giugno, a fronte di 305 eventi complessivi, in calo del 28%. La flessione degli eventi, spiega l'Agenzia, è dovuta soprattutto all'assenza di campagne DDoS di matrice hacktivista e al minor numero di episodi che hanno coinvolto fornitori di servizi IT. Nessuna rivendicazione DDoS contro soggetti italiani nel mese, mentre le rivendicazioni ransomware da fonti aperte sono state diciannove, una in meno di giugno.

Il fatto nuovo del mese è una campagna di defacement che ha interessato oltre sessanta siti basati su Joomla, in larga parte riferibili alla pubblica amministrazione locale. I settori più colpiti sono stati PA locale, manifatturiero, tecnologia e telecomunicazioni, con modalità diverse a seconda del bersaglio: defacement negli enti locali, phishing e compromissione delle caselle di posta nel manifatturiero, esposizione di dati nel comparto tecnologico. Il numero da tenere è quello sul monitoraggio proattivo: 3.210 sistemi e servizi potenzialmente vulnerabili individuati, 1.026 in meno rispetto a giugno.

Fonte: ACN, Operational Summary luglio 2026, pubblicato ad agosto e ripreso da CybersecItalia, Diritto Bancario e Byte.it

La settimana degli sfruttamenti attivi ha un tema: le piattaforme con cui si controlla tutto il resto

Guardando di fila i bollettini del CSIRT Italia degli ultimi giorni emerge una regolarità. Lo sfruttamento attivo in rete è stato rilevato sulla CVE-2026-73570 di Zimbra Collaboration, sulla CVE-2026-19478 di GitLab e sulla CVE-2026-69836 di Microsoft Entra ID, con esecuzione di codice remoto. Nello stesso periodo sono comparsi Proof of Concept pubblici per cinque vulnerabilità di Wazuh, e sono arrivati aggiornamenti per Splunk con 4 falle critiche e 40 di gravità alta, per prodotti Cisco con 8 critiche, per Zabbix, per n8n e per Citrix NetScaler.

Messi in fila non sono apparati qualsiasi: posta collaborativa, repository e pipeline di sviluppo, identità aziendale, SIEM, monitoraggio di rete, automazione dei flussi. Sono i sistemi che tengono le credenziali degli altri sistemi e da cui si osserva l'infrastruttura. Chi amministra questo perimetro ha tre voci concrete da controllare oggi: quali di queste console sono raggiungibili da internet e perché, se le credenziali di servizio usate dalle piattaforme di monitoraggio hanno privilegi più ampi del necessario, e quanto tempo passa in media tra la pubblicazione di una patch su questi prodotti e la sua applicazione. Il terzo numero è quello che spiega gli altri due.

Fonte: CSIRT Italia, bollettini e alert pubblicati nella settimana del 17 agosto 2026

📢 Marketing & Comunicazione Digitale

Meta ha smesso di restituire errori: con la versione 26 delle API le chiamate obsolete non si fermano, vengono eseguite come se fossero aggiornate

Il 29 luglio Meta ha rilasciato Graph API e Marketing API in versione 26.0, e il changelog contiene la serie di dismissioni più corposa dell'anno per chi lavora sulle campagne. Alcune sono operative e non solo tecniche: l'Explore Feed di Instagram viene rimosso come posizionamento pubblicitario, quindi le campagne che lo avevano impostato in modo fisso si ridistribuiscono altrove; il flag Advantage+ Audience va indicato esplicitamente o la chiamata non passa; le creatività Shop Ads puntano per default a una destinazione sito più shop; i poll ads e il posizionamento Messenger Stories sono deprecati; le destinazioni solo web non sono più ammesse per le campagne web più app. Sono spariti anche alcuni campi di stima dell'erogazione.

La parte che conta davvero, però, è come si manifesta l'errore. Le versioni scadute non restituiscono un errore: le chiamate vengono eseguite silenziosamente come se appartenessero alla versione successiva. Tradotto, una campagna può continuare a girare comportandosi in modo diverso da come è stata configurata, senza che nessun alert lo segnali. Le due date da segnare sono il 6 ottobre, quando la versione 24 chiude sulla Marketing API, e il 27 ottobre, quando la maggior parte delle rimozioni della 26.0 si estende a tutte le versioni restanti, comprese le chiamate senza indicazione di versione. Restare su una versione intermedia compra tre settimane, non una strategia. La verifica da fare adesso è rileggere che cosa il sistema ha effettivamente salvato dopo ogni modifica, invece di fidarsi della risposta.

Fonti: changelog Graph API e Marketing API v26.0 di Meta, 29 luglio 2026, ripreso e commentato da AdsUploader e AdMake · agosto 2026

💼 Dal Network LinkedIn

Beliūnas rilegge Jobs trent'anni dopo: la stanza si può ricostruire, ma i numeri dicono che non la stanno ricostruendo tutti allo stesso modo

Linas Beliūnas riprende un passaggio di un'intervista che Steve Jobs concesse nel 1994 alla Santa Clara Valley Historical Association, girata per il documentario sulla storia della Silicon Valley e poi diffusa come materiale a sé. All'epoca Jobs era fuori da Apple e alla guida di NeXT. Il ragionamento, parafrasato, è che il mondo che chiamiamo vita è stato costruito da persone non più intelligenti di te, e che riconoscerlo cambia il rapporto con le cose: si passa dall'abitarle al poterle modificare. La chiusa di Beliūnas è che non serve essere la persona più intelligente nella stanza, serve essere quella che si accorge che la stanza può essere rimessa in piedi diversamente.

È un post motivazionale e non porta un fatto, quindi vale la pena appoggiarlo a qualcosa di misurabile. I dati Stripe di maggio riportati nella sezione Cloud di questa rassegna dicono che il numero di imprenditori individuali sopra i 100.000 dollari di ricavi è cresciuto di circa un terzo dal 2022, e che le imprese individuali costruite sull'AI generano dopo due anni quasi il doppio delle altre. Fin qui la tesi regge. Il terzo numero però la complica: la distanza tra il decimo più performante e la mediana è passata da circa 34 a 61 volte in quattro anni.

Detto in modo diverso: gli strumenti che permettono di ricostruire la stanza sono a disposizione di tutti quasi allo stesso prezzo, e proprio per questo hanno smesso di essere il fattore discriminante. Quello che separa i risultati non è più l'accesso, è che cosa si sceglie di costruire e per chi. Sul piano delle politiche pubbliche c'è chi ne ha già tratto conseguenze operative, con i programmi cinesi su Suzhou, Shanghai e Guangdong dedicati esplicitamente alle imprese di una persona sola. In Europa quel segmento, per ora, non ha una strategia.

Fonti: Linas Beliūnas, post LinkedIn del 24 agosto 2026, testo fornito; intervista a Steve Jobs, Santa Clara Valley Historical Association, 1994, materiale poi distribuito dall'associazione; dati Stripe · maggio 2026; Agenda Digitale sulle one person company. Il link contenuto nel post non è stato consultato e non è usato come fonte

🍎 Focus Apple

Il primo keynote di Ternus: Apple verso il 9 settembre con un lancio spezzato in due e gli inviti attesi in settimana

Apple non ha ancora confermato la data, ma gli indizi convergono. L'azienda ha aperto ai dipendenti dei negozi statunitensi il programma di supporto all'evento indicando la prima metà di settembre, e negli ultimi quattro anni gli inviti sono sempre arrivati esattamente due settimane prima. Con il Labor Day americano lunedì 7 settembre, l'ipotesi più accreditata è mercoledì 9, il che colloca l'invito ufficiale intorno al 26 agosto, cioè in questi giorni. Bloomberg ha ristretto la finestra a martedì 8 o mercoledì 9. Sul palco sono attesi iPhone 18 Pro e Pro Max con il chip A20 Pro a 2 nanometri, il primo pieghevole della gamma e la nuova generazione di Apple Watch.

Per chi si occupa di comunicazione le due cose interessanti sono altrove. La prima è che dal 1° settembre John Ternus assume ufficialmente il ruolo di amministratore delegato: sarà il suo primo lancio di iPhone, e un keynote è il momento in cui un'azienda mostra chi la guida più di qualsiasi comunicato. La seconda è la struttura del lancio, spezzato in due ondate, con i modelli premium in settembre e i modelli standard rinviati alla primavera del 2027. È una scelta di calendario che riscrive un rituale costruito su vent'anni di presentazioni unitarie, e cambia il problema per chiunque debba pianificare campagne, retail e contenuti attorno a quella data: non c'è più un momento dell'anno, ce ne sono due, con pesi e pubblici diversi.

Fonti: 9to5Mac sul programma di supporto all'evento e Bloomberg sulla finestra di date, ripresi da SmartWorld, Spider-Mac e Libero Tecnologia · agosto 2026; anticipazioni di prodotto e calendario in due fasi riportate da MacObserver e PhoneToday

🚗 Focus Automotive & Fleet

Nelle flotte l'ibrido plug-in cresce del 50% e l'elettrico resta al 7%: non è una preferenza, è la busta paga

L'analisi ANIASA-Dataforce sul secondo trimestre 2026 fotografa un noleggio che tiene: 165.804 veicoli immatricolati tra aprile e giugno, più 3,3%, con il breve termine in forte accelerazione e il lungo termine in flessione apparente del 4,1%, da leggere contro il picco eccezionale del 2025 legato anche a un bando Consip. La quota del noleggio sul mercato nazionale è al 33,1% nel trimestre e al 33,4% sul semestre, quasi quattro punti sopra il 29,6% di dicembre 2025. Un veicolo nuovo su tre passa da questi canali.

Il dato che racconta il comportamento delle aziende è sulle alimentazioni. Nel lungo termine le plug-in hybrid crescono del 50% nel trimestre e raggiungono il 19,4% di quota, mai visto prima, avvicinandosi rapidamente al diesel che scende al 23,2% del canale. Le full hybrid restano intorno al 10%, la metà. Le elettriche pure si sono stabilizzate attorno alle 7.000 unità trimestrali, con una quota del 7,1% nel noleggio a lungo termine contro l'8,5% del mercato complessivo, e nelle flotte aziendali l'Italia resta ultima in Europa. ANIASA spiega la preferenza per le plug-in in modo diretto: sono vantaggiose per il dipendente assegnatario, perché incidono sulla busta paga meno di un'alimentazione tradizionale o di una full hybrid. È una scelta fiscale prima che ambientale, e con la scadenza europea del 2030 sull'abbandono delle motorizzazioni termiche nelle flotte quel 7% è il numero da cui partono i conti.

Sul fronte operatori il semestre segna un cambio in testa: Ayvens conquista il primo posto nel lungo termine autovetture con una quota superiore al 20%, superando sia Leasys sia Arval, con quasi 21.000 immatricolazioni nel solo secondo trimestre. Tra i player in crescita nel trimestre figura anche Unipol Rental.

Fonte: ANIASA e Dataforce, analisi sul noleggio a lungo e breve termine, secondo trimestre 2026, comunicato del 6 luglio 2026

Numero della settimana
61 volte
Il rapporto tra i ricavi del 10% più performante dei fondatori solitari e la mediana degli imprenditori individuali analizzati, misurato sui primi sei mesi del 2025. Quattro anni prima lo stesso rapporto era intorno a 34. Nello stesso periodo gli strumenti si sono diffusi e i costi di partenza sono scesi: la disponibilità della tecnologia è aumentata e la distanza tra i risultati è quasi raddoppiata. (Fonte: analisi Stripe, maggio 2026)
Citazione
"persone non più intelligenti di te"
— Steve Jobs, intervista alla Santa Clara Valley Historical Association, 1994, quando era alla guida di NeXT. Il passaggio, parafrasato, sostiene che tutto ciò che chiamiamo vita è stato costruito da persone come noi, e che accorgersene cambia il rapporto con le cose: si smette di abitarle e si comincia a poterle modificare. Il frammento è ripreso oggi da Linas Beliūnas in un post su LinkedIn.