GPA Telemakos
Rassegna #105
Mercoledì 26 Agosto 2026

OpenAI porta la pubblicità dentro ChatGPT in trentuno mercati europei, Italia compresa: gli annunci compaiono sui piani gratuiti e restano fuori da quelli a pagamento

Dal 24 agosto gli annunci sono attivi in Italia insieme a Germania, Francia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Irlanda e area scandinava. Si vedono solo sui piani Free e Go, sono etichettati e stanno sotto la risposta dell'assistente, e OpenAI dichiara che comprare spazio non aumenta la probabilità che un marchio venga citato dentro la risposta generata. In avvio si acquista solo tramite agenzie partner. Il punto per chi comunica non è il formato: è che lo stesso assistente diventa un canale a pagamento senza smettere di essere un canale organico, e le due cose vanno presidiate separatamente.

Circa un quinto delle conversazioni ha un'intenzione commerciale, e nei primi sei mesi il costo per acquisizione è sceso del sessanta per cento

Il programma pubblicitario era partito a inizio anno su altri mercati e arriva ora in Europa in un colpo solo. Gli utenti Plus, Pro ed Enterprise non vedono nulla: la pubblicità è confinata al piano gratuito e al piano Go, cioè alla parte di base dell'utenza. Il formato è separato dalla risposta, dichiarato come annuncio e collocato sotto, una scelta che tiene distinta l'inserzione dal testo generato. Digiday colloca il bacino complessivo intorno ai novecento milioni di utenti settimanali attivi.

I numeri che OpenAI mette sul tavolo li ha esposti Dave Dugan, che guida la divisione pubblicità. Circa il venti per cento delle conversazioni mostra un'intenzione commerciale esplicita, cioè qualcuno che sta scegliendo, confrontando o cercando dove comprare. Nei primi sei mesi del programma il costo per acquisizione sarebbe sceso di circa il sessanta per cento e il costo per mille impressioni di circa il venti. Sono dati dell'azienda che vende lo spazio, quindi vanno letti per quello che sono, ma la direzione che indicano è coerente con quanto ci si aspetta da un inventario nuovo e ancora poco affollato.

In avvio l'acquisto passa da un gruppo chiuso di agenzie partner, tra cui Publicis, WPP, Omnicom, Havas, dentsu, MediaPlus e Cosmo5. La modalità self service è annunciata come successiva, senza una data confermata: le fonti disponibili si limitano a indicarla come prevista più avanti. Chi non lavora con una di quelle strutture, per ora, sta fuori.

La parte europea ha una condizione in più. La personalizzazione degli annunci richiede consenso esplicito, e la privacy policy di OpenAI per l'Unione è stata aggiornata il 14 agosto proprio in vista dell'attivazione. Detto in termini pratici, la profilazione qui non è il default: chi pianifica va a targeting più grosso di quanto sia abituato su altre piattaforme, almeno finché il tasso di consenso non si stabilizza.

Fonti: annuncio OpenAI ripreso da Engage · 24 agosto 2026; dichiarazioni di Dave Dugan e dati sui primi sei mesi del programma riportati da Digiday · 19 agosto 2026

📡 Telco & IT

ZTE, la divisione che vende agli operatori arretra del 9,4% e l'utile si dimezza: la crescita arriva dall'enterprise, ma a metà del margine

Nel primo semestre 2026 ZTE ha chiuso con ricavi per 78 miliardi di renminbi, circa 11,6 miliardi di dollari, in crescita del nove per cento. L'utile netto è però sceso del quarantasei per cento, a circa 2,2 miliardi di renminbi. Il dettaglio che spiega il resto sta nella composizione: la divisione carrier, storicamente il cuore dell'azienda, è calata del 9,4% a 31,8 miliardi di renminbi mantenendo un margine lordo sopra il trentotto per cento, mentre l'unità dedicata a pubblica amministrazione e imprese è cresciuta del 43,5% a 27,6 miliardi ma con un margine lordo sotto il sedici.

Il resto è organico e geografia. A giugno 2026 i dipendenti sono scesi sotto quota 63.000, contro circa 75.000 a fine 2022, con 2.500 uscite nel solo primo semestre. I mercati occidentali, che nel 2017 valevano un quarto dei ricavi, nel 2025 stanno sotto il quindici per cento.

Per chi compra apparati la lettura utile è una sola. Un fornitore che sostituisce fatturato ad alto margine con fatturato a margine dimezzato ha meno spazio per assorbire sconti, personalizzazioni e supporto fuori standard. Non è un allarme sulla solidità dell'azienda, è un elemento da mettere sul tavolo quando si negozia un rinnovo pluriennale, insieme alla domanda su quanto a lungo resterà presidiata la linea di prodotto che si sta comprando.

Fonte: risultati semestrali ZTE 2026 analizzati da Light Reading · 24 agosto 2026

Servono davvero le GPU dentro la rete d'accesso? Nokia dice di sì, Ericsson risponde con un vincolo di mezzo millisecondo

La discussione sul 6G ha smesso di essere teorica e si è spostata su una domanda di acquisto: che processori metteremo nelle stazioni radio dei prossimi dieci anni. Nokia sostiene che le GPU siano indispensabili, posizione presa circa dieci mesi dopo aver accettato un investimento da un miliardo di dollari da Nvidia. La sua nuova scheda resta dentro un budget energetico di 190 watt e promette, entro il 2028, una volta e mezza la capacità e il doppio dell'efficienza spettrale.

Ericsson la vede all'opposto e porta un argomento tecnico preciso. Michael Begley, che in azienda si occupa di calcolo per la rete d'accesso, ricorda che il transmission time interval lascia mezzo millisecondo per completare l'elaborazione: dentro quella finestra ci stanno modelli da poche decine di migliaia di parametri, non le reti che giustificano una GPU. Gabriel Foglander, responsabile della strategia RAN, aggiunge che fisica e specifiche valgono allo stesso modo per tutti i fornitori, Nvidia compresa. Samsung sta in mezzo, con l'immagine delle CPU come mezzi versatili e delle GPU come mezzi più veloci ma specializzati, e segnala il rischio di sacrificare throughput pur di rispettare il vincolo temporale.

Sotto la disputa tecnica ce n'è una commerciale, ed è quella che conta per chi firma. Adottare le GPU significa portare in rete anche l'ambiente software che le governa, con il rischio di ritrovarsi legati a una piattaforma proprietaria in un dominio che negli ultimi anni si era faticosamente aperto. Chi valuta un'infrastruttura oggi ha due domande da mettere per iscritto: quanta della capacità dichiarata è utilizzabile dentro i vincoli di latenza reali, e cosa succede al contratto se si decide di cambiare acceleratore fra cinque anni.

Fonte: dichiarazioni di Nokia, Ericsson e Samsung raccolte da Light Reading · 25 agosto 2026

Le reti dentro i data center diventano una voce di spesa autonoma: da 55,6 a 139 miliardi di dollari entro il 2031

Secondo la ricerca MarketsandMarkets ripresa da CorCom, il mercato del networking dedicato alle infrastrutture di calcolo valeva 55,64 miliardi di dollari nel 2025 e arriverà a 139,08 miliardi nel 2031, con una crescita media annua del 16,5%. Il giro d'affari più che raddoppia nell'arco del periodo.

I tre motori indicati sono l'aumento del cloud computing, l'impennata dei carichi di lavoro di intelligenza artificiale e la trasformazione digitale in corso presso imprese e fornitori di servizi on demand. Il senso della cifra sta nella categoria più che nel valore: per anni la connettività interna al data center è stata un accessorio del server, comprata insieme al resto e raramente pianificata a sé. Quando l'addestramento e l'inferenza spostano il collo di bottiglia dal calcolo al trasferimento dei dati, quella voce smette di essere un accessorio e comincia a comparire nei piani di spesa con una riga propria.

Fonte: ricerca MarketsandMarkets sul mercato del data center networking, ripresa da CorCom · 25 agosto 2026

☁️ Cloud & Digital

Per la prima volta la scoperta di vulnerabilità assistita dall'AI entra nella classifica dei rischi emergenti, e ci entra al primo posto

Gartner ha pubblicato la rilevazione trimestrale sui rischi emergenti costruita su 316 tra dirigenti e responsabili del rischio, intervistati fra aprile e maggio 2026. In cima alla classifica del secondo trimestre compare una voce che non era mai stata censita prima: l'uso dell'intelligenza artificiale per individuare vulnerabilità informatiche. Dietro, nell'ordine, shock geopolitici su energia e forniture, AI agentica, integrità delle informazioni e impreparazione della forza lavoro sull'intelligenza artificiale.

La lettura di Kevin Mercado, che segue la practice su rischio e audit, è che senza un miglioramento parallelo di governance, operazioni di sicurezza e capacità di rimedio, la velocità con cui l'AI trova le falle finirà per superare quella con cui le organizzazioni le chiudono. È una frase che sposta il problema dal perimetro tecnico alla catena decisionale: il collo di bottiglia non è accorgersi, è approvare la finestra di fermo e mandare in produzione la patch.

Vale la pena tenere insieme questa classifica con l'altra previsione diffusa da Gartner in questi giorni. La spesa mondiale per proteggere i sistemi di intelligenza artificiale passa da 2,835 miliardi di dollari nel 2026 a 4,8 miliardi nel 2027 e a 7,7 miliardi nel 2028, con l'ipotesi che entro il 2029 oltre metà degli attacchi riusciti contro agenti AI sfrutti debolezze nei controlli di accesso e nell'iniezione di istruzioni. Tre dei cinque rischi in classifica riguardano l'intelligenza artificiale e due sono organizzativi. Chi mette agenti in produzione ha una voce di budget nuova da aprire, e non è una voce tecnologica.

Fonti: Gartner, rilevazione sui rischi emergenti del secondo trimestre 2026 · 25 agosto 2026; Gartner, previsione sul mercato della sicurezza per i sistemi di AI · 26 agosto 2026

Gli agenti sono ovunque nei comunicati e quasi da nessuna parte nelle aziende: diciassette abbonati aziendali su cento, e i token costano tre volte l'abbonamento

Un'inchiesta di TechCrunch mette accanto due serie di numeri che raramente compaiono insieme. ChatGPT Work, uscito a luglio e venduto a partire da venti dollari al mese, e Codex contano insieme circa venti milioni di utenti, contro oltre un miliardo di persone che usano ChatGPT. Dentro OpenAI, Codex è usato dal novantotto per cento dei dipendenti; fuori, lo usa il diciassette per cento degli abbonati aziendali e meno dell'uno per cento di quelli individuali.

Il secondo numero riguarda il prezzo. Il giornalista riferisce di aver consumato oltre ottanta milioni di token in quattro giorni di uso intenso: a listino sarebbero stati circa sessantacinque dollari, contro i venti dell'abbonamento che stava pagando. Tre volte tanto. È il segnale che i listini attuali sono una fase di acquisizione, non un equilibrio, e che il costo reale del lavoro agentico oggi lo sta assorbendo il fornitore.

Resta il capitolo dei permessi, che nell'articolo emerge dalle parole di chi quei prodotti li costruisce: un agente che pesca da tutto quello a cui ha accesso può recuperare materiale da una conversazione privata senza sapere che non andrebbe condiviso. Per chi sta valutando un contratto pluriennale le cose da chiedere sono tre: cosa succede al prezzo quando finisce la fase di conquista, quali confini di accesso è possibile imporre all'agente per gruppo di utenti, e quanti dei propri colleghi userebbero davvero lo strumento oltre il primo mese.

Fonte: inchiesta TechCrunch sugli agenti AI di OpenAI, con dati di adozione e costi di consumo · 24 agosto 2026

Transizione 4.0, la comunicazione di completamento scade il 15 settembre: chi non la manda perde il credito che ha già prenotato

Il MIMIT ha prorogato al 15 settembre 2026 il termine per le comunicazioni di completamento degli investimenti in beni strumentali 4.0 realizzati dopo il 31 dicembre 2025 ed entro il 30 giugno 2026. Riguarda le imprese che hanno già prenotato e confermato le risorse ma non hanno chiuso la procedura. L'invio si fa sul portale GSE, nell'area clienti, nella sezione dedicata a Transizione 4.0.

C'è una seconda parte che passa spesso inosservata. La proroga libera risorse anche per le imprese finora rimaste in lista d'attesa: il GSE le contatta direttamente e anche loro hanno tempo fino al 15 settembre per inviare conferma e comunicazione di completamento. Chi ha investito nella prima metà dell'anno e ha ricevuto o si aspetta quella comunicazione ha quindi due scadenze sovrapposte e meno di tre settimane.

Il punto pratico è che qui non si tratta di partecipare a un bando, ma di chiudere una pratica già aperta. Il credito è stato prenotato, l'investimento è stato fatto, e l'unica cosa che manca è un adempimento amministrativo con una data. È esattamente il tipo di scadenza che salta quando il responsabile amministrativo e chi ha comprato il macchinario non si parlano da giugno.

Fonte: MIMIT, direttiva del 31 luglio 2026 sulla proroga dei termini per le comunicazioni di completamento degli investimenti Transizione 4.0

🔒 Cyber Security

Tre giorni per chiudere una falla Oracle da 10.0 già sfruttata, con la patch disponibile da gennaio: la scadenza è domani

CISA ha inserito il 24 agosto nel catalogo delle vulnerabilità sfruttate una falla che porta il punteggio massimo, dieci su dieci. Riguarda Oracle HTTP Server e il proxy plug-in di Oracle WebLogic Server nelle versioni 12.2.1.4.0, 14.1.1.0.0 e 14.1.2.0.0, con il plug-in per IIS interessato solo nella prima. Consente a un attaccante non autenticato, via HTTP, di leggere, modificare o cancellare dati critici sui sistemi raggiungibili. Alle agenzie federali statunitensi è stato dato tempo fino al 27 agosto: tre giorni, il margine più stretto che la direttiva consente di imporre.

Il dettaglio che rende la notizia utile anche fuori dagli Stati Uniti è la cronologia. Oracle ha rilasciato la correzione con l'aggiornamento critico del 20 gennaio 2026, cioè sette mesi fa. CloudSEK ha registrato tentativi di sfruttamento sui propri sistemi esca tra il 22 gennaio e il 3 febbraio; a luglio SOCRadar ha attribuito uno sfruttamento a un attore legato alla Cina contro infrastrutture governative. Non è una falla nuova che coglie tutti impreparati: è una falla vecchia che qualcuno non ha ancora chiuso, e il termine di tre giorni è la misura di quanto quel ritardo sia diventato scomodo.

Le cose da fare oggi sono tre e sono noiose. Censire ogni Oracle HTTP Server e ogni proxy plug-in WebLogic in perimetro, compresi quelli che stanno davanti ad applicativi gestiti da terzi e che quindi non compaiono negli inventari interni. Confermare che l'aggiornamento di gennaio sia stato applicato e non solo scaricato, che è una distinzione che in molte organizzazioni fa la differenza. E rileggere i log del reverse proxy da fine gennaio in avanti, perché se qualcosa è passato è passato allora.

Fonti: avviso CISA del 24 agosto 2026, ripreso da SecurityWeek e The Hacker News il 25 agosto; scheda NVD della vulnerabilità; rilevazioni CloudSEK di gennaio e febbraio 2026 e attribuzione SOCRadar di luglio 2026

Keycloak, il recupero password permetteva di prendersi qualsiasi account, comprese le utenze amministrative

Una falla con punteggio 9,1 nel componente che gestisce i servizi di Keycloak nasce da una validazione di stato scorretta nel flusso di reset delle credenziali. Un attaccante non autenticato poteva forzare la procedura di recupero password per un utente qualsiasi saltando il passaggio del token inviato via email, con il risultato di prendere il controllo completo dell'account, incluse le utenze amministrative. Sono interessate le versioni upstream precedenti alla 26.7.2 e, per la build Red Hat, i rami 26.4 e 26.6 prima delle rispettive correzioni. Le versioni sistemate sono disponibili dal 19 agosto.

Alla data delle prime analisi non risultavano né sfruttamenti osservati né exploit pubblici, il che rende questa una delle rare occasioni in cui si arriva prima. La mitigazione temporanea indicata, per chi non può aggiornare subito, è disattivare la funzione di recupero password su tutti i realm.

Il lavoro vero, come sempre con i sistemi di identità, è trovarli tutti. Keycloak sta spesso incorporato dentro prodotti di terze parti e dentro ambienti di collaudo che qualcuno ha lasciato raggiungibili dall'esterno anni fa. Vale la pena passare in rassegna i log dei reset credenziali degli ultimi giorni cercando quelli andati a buon fine senza il corrispondente clic sul link ricevuto via email: è la traccia che questa falla lascia.

Fonti: scheda NVD pubblicata il 18 agosto 2026; analisi The Hacker News · 24 agosto 2026; avvisi Red Hat sulle versioni corrette

Gruppo Spaggiari, dati sottratti dalla piattaforma della modulistica scolastica: il registro elettronico non è coinvolto, i documenti del personale sì

Il fornitore di software per la scuola italiana ha confermato una violazione avvenuta il 30 giugno 2026 e circoscritta a Modulistica Smart, il servizio di moduli online, precisando che il registro elettronico ClasseViva risiede su infrastruttura separata e non è stato toccato. Il gruppo criminale che ha rivendicato l'attacco dichiara 6,1 terabyte di dati provenienti da oltre tremila scuole e chiede cinquantamila dollari. L'azienda contesta quella lettura, sostenendo che la cifra descrive il peso di documenti scansionati archiviati con codici numerici, senza le tabelle che li collegherebbero ai nominativi. Le due cifre restano rivendicazioni non verificate in modo indipendente.

I contenuti indicati riguardano richieste di supplenza dei docenti, copie di documenti di identità e curriculum, e secondo la rivendicazione anche certificazioni mediche. Spaggiari ha notificato Garante privacy e ACN, ha sporto denuncia e ha escluso qualsiasi trattativa.

Il caso vale al di là della scuola, perché la struttura è quella che si ripete: non viene colpito il sistema principale, viene colpito il servizio accessorio dove finiscono i documenti che le persone caricano una volta e poi dimenticano. Le domande da girare ai propri fornitori sono due, e non richiedono competenze tecniche: chi tiene copia dei documenti di identità e dei certificati del nostro personale, e in quanti giorni il contratto li obbliga a comunicarci un incidente. Nel frattempo conviene alzare la soglia sul phishing costruito con documenti veri, che è l'uso più probabile di materiale come questo.

Fonti: comunicazioni di Gruppo Spaggiari Parma e rivendicazione dell'attore criminale, riprese da Fanpage e SmartWorld · 24 agosto 2026; ricostruzione di NewsIstruzione · 24 agosto 2026, aggiornata al 26 agosto

📢 Marketing & Comunicazione Digitale

Tre inserzionisti su quattro aumenteranno la spesa in pubblicità guidata dall'AI, e più di quattro su dieci temono di non capire come viene ottimizzata

Il report McKinsey sull'economia pubblicitaria agentica, costruito su una rilevazione di febbraio condotta su 182 tra responsabili marketing e agenzie negli Stati Uniti, indica che il 73% prevede di aumentare la spesa nei prossimi dodici mesi: il 32% con una crescita fra il cinque e il dieci per cento, il 34% fra l'undici e il venti, il sette per cento oltre il venti. Più della metà del campione investe già in annunci collocati dentro risposte generate dall'AI, e un terzo ritiene possibile un miglioramento del ritorno sulla spesa pubblicitaria di almeno dieci punti.

La parte interessante è da dove arrivano quei soldi. Il 34% è riallocazione da altri formati, il 23% è budget nuovo, il 22% arriva da spostamenti fra publisher. Cambia anche il modo di comprare: oggi il 52% della spesa passa da acquisti diretti, il 26% dalle agenzie e il 22% dal programmatic, ma l'82% dichiara di voler comprare in diretta nei prossimi dodici mesi.

Il contrappeso lo mette il campione stesso. Il 42% indica come rischio principale la dipendenza da ottimizzazioni che non si possono ispezionare. È una tensione che chi lavora in questo mestiere conosce: si sposta budget verso un canale che promette efficienza, e contemporaneamente si perde la possibilità di spiegare al proprio consiglio perché ha funzionato.

Fonte: McKinsey, report sull'economia pubblicitaria agentica, ripreso da Engage · 25 agosto 2026

Se a leggere l'annuncio è un agente e non una persona, l'attribuzione salta: IAB si è data tempo fino al 12 novembre per scrivere le regole

IAB sta costruendo un quadro condiviso per misurare e attribuire il ruolo dell'intelligenza artificiale nelle conversioni, nei casi in cui gli annunci vengono intercettati da agenti software e non da persone. La consegna dichiarata è il 12 novembre 2026. Il lavoro è guidato da Caroline Gigerich, che in IAB segue l'area intelligenza artificiale, con un gruppo che mette insieme aziende tecnologiche, editori, agenzie, fornitori di misurazione e marchi.

La domanda che il gruppo si è posto è più scomoda di quanto sembri, e Gigerich l'ha formulata così: che cosa significa fare pubblicità a un agente. Una parte del tavolo la considera una sperimentazione interessante, un'altra la considera una forma di inganno, e per ora non esiste una risposta condivisa. Dal lato degli editori arriva l'osservazione che diversi grandi operatori tecnologici hanno costruito le proprie audience sul lavoro altrui restituendo poco.

Per chi pianifica e misura oggi la conseguenza è pratica e riguarda i prossimi mesi, non il futuro: i segnali su cui si regge l'attribuzione tradizionale si assottigliano man mano che la navigazione passa dagli agenti, e lo standard che dirà come contarli è in scrittura adesso. Chi firma contratti di misurazione a dodici mesi farebbe bene a lasciarsi una clausola aperta.

Fonte: Digiday, sul lavoro IAB per un quadro di misurazione della pubblicità nell'era degli agenti · 24 agosto 2026

💼 Dal Network LinkedIn

Il grafene entra nel riscaldamento degli edifici: Esa NanoTech si prende tutta Warmset e porta in casa la produzione di Montecchio Maggiore

Mila Fiordalisi porta all'attenzione un'operazione industriale che sta fuori dai radar del digitale ma dentro lo stesso problema: come si rimette a norma un patrimonio edilizio che non è stato costruito per gli obiettivi che ora deve rispettare. Nel suo pezzo su NT+ Edilizia e Territorio parla di un «turning point» per il retrofit energetico italiano, e il punto tecnico su cui poggia è l'inerzia termica: componenti ultrasottili che, secondo le aziende coinvolte, la azzerano, con il quadro europeo sugli edifici a emissioni zero a fare da scadenza.

L'operazione è verificata su fonte indipendente. Il 18 agosto 2026 Esa NanoTech ha completato l'acquisizione del cento per cento del capitale di Warmset. Esa NanoTech sviluppa e produce materiali e sistemi a base di grafene con una tecnologia proprietaria chiamata Gleam; Warmset, nata come divisione del gruppo Filmcutter e con stabilimento a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, produce sistemi di riscaldamento elettrico radiante a film per il civile, il terziario e l'industriale. Il valore dell'operazione non è stato reso noto. La produzione resta a Montecchio Maggiore e confluisce nella linea che unisce grafene e sistemi radianti. L'amministratore delegato Matteo Negro ha motivato l'acquisto con la possibilità di mettere insieme una tecnologia industriale e competenze già consolidate; il direttore tecnico Tiziano Milani ha insistito sull'integrazione fra materiali e sistemi.

La ragione per cui l'inerzia termica conta più della resa dichiarata è banale e sfugge quasi sempre nei conti. Un impianto che ci mette ore a scaldare e altrettante a raffreddarsi va acceso in anticipo e spento in ritardo, quindi consuma anche quando l'edificio è vuoto. Se il tempo di risposta si accorcia davvero, il riscaldamento può seguire l'occupazione invece della massa, e questo cambia il modo di gestire uffici, scuole e capannoni prima ancora dei kilowatt. La cautela d'obbligo è che l'azzeramento dell'inerzia è una dichiarazione delle aziende, non una misura indipendente, e su un retrofit vero va verificata sul campo.

Fonti: Mila Fiordalisi, post LinkedIn con testo fornito, che rilancia il suo articolo su NT+ Edilizia e Territorio del Sole 24 Ore · 24 agosto 2026; acquisizione verificata su comunicato Radiocor ripreso da Borsa Italiana e su ViPiù · 18 agosto 2026. Il valore dell'operazione non risulta comunicato e non viene ipotizzato

🍎 Focus Apple

Apple aggiorna i Mac da scrivania senza un evento, presenta il primo chip a due nanometri e alza i prezzi: il Mac mini costa 350 euro in più di gennaio

Con un comunicato del 25 agosto, senza keynote, Apple ha presentato i nuovi Mac mini e Mac Studio insieme ai chip M6 e M5 Ultra. Preordini dallo stesso giorno, consegne dal 22 settembre. Il Mac mini arriva con M6, dodici core di CPU e dodici di GPU, sedici gigabyte di memoria unificata di serie e banda fino a 170 gigabyte al secondo, oppure con M5 Pro fino a diciotto core di CPU, venti di GPU, fino a sessantaquattro gigabyte e banda di 307. Il Mac Studio adotta M5 Max e M5 Ultra, quest'ultimo fino a trentasei core di CPU, ottanta di GPU e cinquecentododici gigabyte di memoria unificata, con Ethernet a dieci gigabit di serie.

Apple descrive M6 come il suo primo chip realizzato con processo a due nanometri e M5 Ultra come il primo della famiglia con architettura a quattro die, con una banda di memoria di 1,2 terabyte al secondo, il cinquanta per cento in più della generazione precedente. Rispetto a M4 l'azienda dichiara una CPU fino al quaranta per cento più veloce, grafica fino al doppio e prestazioni sui carichi di intelligenza artificiale fino a quattro volte superiori.

Il capitolo prezzi è quello che pesa su un piano di rinnovo. In Italia il Mac mini passa da 979 a 1.079 euro e la versione Pro da 1.929 a 2.029; contando anche il ritocco di maggio, il prezzo di ingresso della gamma è salito complessivamente di 350 euro nell'arco dell'anno. Il Mac Studio con M5 Max parte da 3.049 euro contro i 2.549 del modello precedente, quasi venti per cento in più, mentre la versione Ultra parte da 6.699. Le configurazioni pesano ancora di più: negli Stati Uniti il passaggio a un disco da due terabyte costa mille dollari, cioè più del Mac mini di base, e il taglio da 256 gigabyte di memoria unificata ne costa quattromila.

Per un responsabile IT il ragionamento si divide in due. Da un lato il costo di rinnovo del parco macchine sale in modo non marginale e va rifatto il conto su base triennale, tenendo conto che le opzioni di memoria e archiviazione incidono più dell'hardware di partenza. Dall'altro, cinquecentododici gigabyte di memoria unificata su una macchina da scrivania sono la soglia oltre la quale far girare modelli in locale smette di essere un esercizio e diventa un'alternativa concreta al calcolo a consumo, con quello che comporta in termini di dati che non escono dall'azienda. Le due cose vanno valutate insieme, non separatamente.

Fonti: comunicati Apple Newsroom su Mac mini, Mac Studio e i chip M6 e M5 Ultra · 25 agosto 2026; prezzi italiani e confronto con i listini precedenti da Macitynet · 25 agosto 2026; costi delle configurazioni da MacRumors · 25 agosto 2026

🚗 Focus Automotive & Fleet

Lo sconto di 17 centesimi sul gasolio finisce oggi, prorogato per sole ventiquattro ore: da domani le accise tornano piene

Il ministro dell'Economia ha firmato un decreto sulle accise mobili che ha prorogato di un solo giorno, fino al 26 agosto, la riduzione di diciassette centesimi al litro sul gasolio, dopo la proroga precedente al 25 agosto disposta con il decreto legge del 4 agosto. La copertura vale 20,8 milioni di euro di maggiore gettito IVA. Dal 27 agosto le accise tornano al livello pieno, e un Consiglio dei ministri previsto per il 3 settembre dovrebbe affrontare le misure successive.

I riferimenti di prezzo, rilevati il 23 agosto, sono 2,010 euro al litro per la benzina e 2,130 per il gasolio in modalità self service sulla rete stradale, che salgono a 2,087 e 2,203 in autostrada. Su una flotta diesel il carburante è la seconda voce di costo dopo il canone, e diciassette centesimi al litro non sono un dettaglio contabile: su un veicolo che percorre trentamila chilometri l'anno con un consumo medio di sei litri ogni cento chilometri fanno poco più di trecento euro l'anno per mezzo, prima dell'IVA.

Il modo di gestirlo, per chi ha una flotta, non è rincorrere il prezzo alla pompa ma sapere che la variabile fiscale è tornata a muoversi a colpi di decreto con preavviso di ore. Chi ha contratti di fornitura carburante con prezzi indicizzati farebbe bene a rileggere adesso la clausola di adeguamento, e chi sta preparando il budget del prossimo esercizio a costruirlo su accise piene, con l'eventuale sconto trattato come una sopravvenienza e non come una previsione.

Fonti: decreto sulle accise mobili e rilevazioni di prezzo del 23 agosto, riportati da Fleet Magazine e Sky TG24 · 24 agosto 2026

Veicoli a fine vita, il regolamento europeo è già in vigore: le date che contano per il noleggio arrivano fra il 2030 e il 2036

Il regolamento europeo sui veicoli fuori uso, approvato l'8 luglio e pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione il 24 luglio, è entrato in vigore il 13 agosto 2026. L'applicazione generale scatta dal primo settembre 2028, ma il calendario successivo è già scritto: dal primo gennaio 2030 arrivano gli obiettivi del novantacinque per cento per riutilizzo e recupero e dell'ottantacinque per riutilizzo e riciclo; dal primo settembre 2032 le auto nuove dovranno contenere almeno il quindici per cento di plastica riciclata, quota che sale al venticinque dal 2036, con almeno un quinto di ciascun obiettivo proveniente da veicoli fuori uso o da parti rimosse durante la vita del mezzo. Dal primo settembre 2031 scattano le restrizioni all'esportazione fuori dall'Unione dei veicoli non idonei alla circolazione.

Per chi gestisce flotte in noleggio la parte che tocca il conto economico non è quella ambientale, è quella del remarketing. Le restrizioni all'export riducono uno degli sbocchi tradizionali dei veicoli a fine contratto, mentre l'obbligo di contenuto riciclato e i target di recupero spostano valore verso la filiera dei ricambi rigenerati certificati. Sono variabili che entrano nei valori residui, cioè nel numero da cui dipende il canone.

Il 2028 sembra lontano e non lo è. I contratti di noleggio che si firmano adesso a quarantotto o sessanta mesi arrivano a scadenza dentro quella finestra, e il valore residuo che le società di noleggio stanno scrivendo oggi è una previsione su un mercato dell'usato che quel regolamento comincerà a modificare proprio allora.

Fonti: regolamento (UE) 2026/1738 dell'8 luglio 2026, pubblicato il 24 luglio ed entrato in vigore il 13 agosto, ricostruito da PMI.it · 25 agosto 2026; analisi degli effetti sulle flotte di Mission Fleet · 26 agosto 2026

Numero della settimana
4,8 mld
I dollari che varrà nel 2027 il mercato mondiale della sicurezza per i sistemi di intelligenza artificiale, secondo Gartner. Erano 2,835 miliardi nel 2026 e diventeranno 7,7 miliardi nel 2028: fra il 2026 e il 2027 la crescita è del 68,7%. Le voci più grosse sono la sicurezza delle applicazioni AI, 851 milioni, e il controllo degli usi, 749 milioni. Nella stessa previsione Gartner stima che entro il 2029 oltre metà degli attacchi riusciti contro agenti AI sfrutterà debolezze nei controlli di accesso e nell'iniezione di istruzioni, cioè due problemi di configurazione. (Fonte: Gartner, 26 agosto 2026)
Citazione
"Ora le aziende dovranno lavorare su due livelli di visibilità"
— Stefano Robbi, amministratore delegato di NetStrategy, commentando l'arrivo della pubblicità dentro ChatGPT in Italia. Engage, 25 agosto 2026. I due livelli sono la presenza a pagamento nello spazio pubblicitario e quella organica dentro le risposte generate, che secondo OpenAI restano indipendenti l'una dall'altra: comprare spazio non aumenta la probabilità di essere citati.