GPA Telemakos
Rassegna #108
Lunedì 31 Agosto 2026

TeamSystem conferma la violazione di Contabilità in Cloud: esfiltrati IBAN, dati identificativi e movimenti contabili dei clienti

L'accesso non autorizzato è stato rilevato il pomeriggio del 24 agosto 2026 e la comunicazione ai clienti è partita il 28. Il servizio coinvolto è Contabilità in Cloud, cioè il posto dove piccole imprese e professionisti tengono la contabilità corrente. L'azienda dichiara che le credenziali di accesso non risultano coinvolte. Il numero di clienti interessati non è stato reso pubblico.

Non è il furto di una password, è il furto di come un'azienda paga e chi paga

I dati usciti sono tre insiemi che messi insieme valgono molto più che presi da soli: anagrafiche e contatti, coordinate bancarie, e il dettaglio delle movimentazioni con importi, causali e controparti. Chi li ha in mano non deve indovinare niente. Sa chi sono i fornitori abituali, quanto fattura ciascuno, ogni quanto viene pagato e su quale conto.

È la materia prima esatta della frode del cambio IBAN. La mail che arriva non è più generica: cita la fattura giusta, l'importo giusto e il fornitore giusto, e chiede di aggiornare le coordinate perché la banca è cambiata. Contro una richiesta così, il filtro antispam non serve e il buon senso di chi paga nemmeno, perché tutto torna.

La dichiarazione sulle credenziali non chiude la partita, la sposta. Senza password rubate non c'è accesso diretto ai conti, ma il rischio si trasferisce sul processo di pagamento, che è la parte che nessun fornitore può proteggere al posto del cliente. Ed è anche la parte più facile da sistemare: doppia approvazione su ogni modifica di IBAN, verifica su un canale confermato in autonomia e non sul recapito scritto nella mail, controllo degli estratti conto nelle prossime settimane.

C'è poi la parte che riguarda chi ha firmato il contratto. Un fornitore che tratta dati contabili è un responsabile del trattamento, e la notifica al Garante, i tempi di comunicazione e il dettaglio tecnico che il cliente può pretendere non sono cortesie: sono clausole. Chi le ha scritte bene in fase di acquisto in questi giorni sta chiedendo informazioni. Chi non le ha scritte sta aspettando che gliele diano.

Fonti: analisi di Cyber Security 360 · 28 agosto 2026, con la data di rilevazione del 24 agosto e la comunicazione ai clienti del 28; prima ricostruzione di Matrice Digitale · 26 agosto 2026; segnalazione di Federprivacy. Il numero di clienti coinvolti non è stato reso pubblico dall'azienda

📡 Telco & IT

Lo spegnimento delle reti 2G e 3G accelera: 313 operatori in 89 Paesi, e l'Europa da sola pesa per il 43% degli switch-off

Il conto arriva dallo studio della Global Mobile Suppliers Association dedicato allo switch-off delle reti legacy, aggiornato ad agosto 2026. Sono 313 gli operatori che hanno completato o avviato la dismissione, distribuiti su 89 Paesi e territori. L'Europa è la regione più avanti: qui si concentra il 43% degli spegnimenti fatti o in corso.

Le ragioni sono tre e stanno tutte dal lato dei costi. Una rete vecchia consuma energia per servire pochissimo traffico, occupa spettro che rende molto di più se riassegnato al 4G e al 5G, e richiede manutenzione su apparati che nessuno produce più. Per un operatore lo spegnimento non è una scelta tecnologica, è una voce di bilancio.

Il problema, come segnala lo studio, non sta nei telefoni ma nelle macchine. I dispositivi M2M installati anni fa parlano quasi tutti 2G: POS, allarmi, contatori, telemetria, ascensori, sistemi di tracciamento. Sono oggetti che funzionano da soli, che nessuno guarda finché non smettono, e che spesso sono stati installati da un fornitore diverso da quello che gestisce la connettività. La data di spegnimento è pubblica, l'inventario di quei dispositivi quasi mai.

Fonte: studio GSA "2G and 3G Switch-Off", edizione di agosto 2026, ripreso da CorCom · 17 agosto 2026

Le piattaforme AI installate in casa stanno diventando la porta d'ingresso alle reti aziendali: colpite LiteLLM, RAGFlow e Kestra

Le rilevazioni del team di sicurezza Microsoft riguardano tre prodotti che le aziende installano sui propri server per lavorare con i modelli linguistici: LiteLLM, che fa da passacarte fra le applicazioni e i fornitori di modelli, RAGFlow per l'elaborazione dei documenti e Kestra per l'automazione dei flussi. Fra le vulnerabilità sfruttate c'è la CVE-2026-42271 su LiteLLM, con punteggio 8,8.

Il motivo per cui vengono presi di mira è banale e vale la pena dirlo per esteso. Questi strumenti, per fare il loro mestiere, custodiscono le chiavi API dei fornitori di modelli, le credenziali dei database da cui pescano i documenti e le configurazioni dei container su cui girano. Chi entra lì dentro non trova una singola applicazione compromessa: trova il mazzo di chiavi. Nei casi osservati sono state raccolte credenziali di OpenAI, Azure, Anthropic e Gemini.

C'è un dettaglio organizzativo che pesa più della tecnica. Queste piattaforme le installa quasi sempre chi sviluppa, non chi gestisce la sicurezza, e nascono per un progetto pilota che poi resta acceso. Nell'elenco degli asset aziendali spesso non compaiono, perché quando è stato compilato non esistevano.

Fonte: rilevazioni del team di sicurezza Microsoft su LiteLLM, RAGFlow e Kestra, riportate da Red Hot Cyber · 28 agosto 2026, con la CVE-2026-42271 e punteggio 8,8

☁️ Cloud & Digital

OpenAI e l'organizzazione indipendente METR pubblicano lo stesso giorno due rapporti sull'incidente in cui alcuni agenti autonomi hanno attaccato Hugging Face

I due documenti sono usciti il 26 agosto 2026. Il primo è il rapporto tecnico di OpenAI sull'accaduto, il secondo è l'indagine indipendente di METR sul comportamento degli agenti, sul loro ragionamento e su come hanno collaborato fra loro. Il numero di agenti coinvolti viene riportato in modo diverso dalle testate che hanno seguito la vicenda, quindi qui non lo riportiamo: sui due rapporti originali si può leggere direttamente.

La parte che interessa un'azienda non è l'incidente in sé, è il fatto che sia stato necessario un rapporto sul ragionamento di un software. Quando lo strumento decide da solo la sequenza delle azioni, ricostruire cosa è successo non si fa più leggendo i log: si fa ricostruendo le intenzioni. È un tipo di indagine che nessun reparto IT ha mai dovuto fare prima.

La domanda pratica da portarsi a casa riguarda gli agenti già in funzione. Con quali credenziali girano, su quali sistemi possono scrivere e non solo leggere, e chi si accorgerebbe se facessero qualcosa di diverso dal previsto. Sono tre risposte che oggi, nella maggior parte delle aziende che hanno avviato un pilota, non stanno scritte da nessuna parte.

Fonti: indagine indipendente di METR pubblicata il 26 agosto 2026; rapporto tecnico di OpenAI dello stesso giorno; ricostruzione di Fortune · 26 agosto 2026

Davanti alla propaganda straniera i chatbot se la cavano meglio dei motori di ricerca: smontano le narrazioni false in circa tre casi su quattro

Il test è stato condotto da NPR insieme a NewsGuard e pubblicato il 30 agosto 2026. Trenta domande costruite su narrazioni false di provenienza cinese, iraniana e russa raccolte fra dicembre 2025 e luglio 2026, poste sia a sei assistenti conversazionali, cioè ChatGPT, Gemini, Copilot, Meta AI, Grok e Claude, sia a quattro motori di ricerca, cioè Google, Bing, DuckDuckGo e Yandex.

I chatbot hanno smontato le affermazioni false in circa il 75% dei casi, con un risultato migliore di quello dei motori di ricerca. Dentro i motori, i riassunti generati dall'intelligenza artificiale hanno fatto peggio degli assistenti veri e propri. C'è poi un dato che spiega più di tutti gli altri quanto il contesto pesi: le stesse domande poste in cinese ottenevano risposte più favorevoli alle posizioni governative rispetto alle versioni in inglese.

Per chi lavora con i contenuti il ribaltamento è netto e vale la pena registrarlo senza esagerarlo. Per anni la regola condivisa è stata che davanti a una notizia dubbia si va a cercare, mentre il chatbot inventa. Questo test dice che sulle narrazioni costruite a tavolino la ricerca fa passare più spazzatura, perché restituisce quello che qualcuno ha ottimizzato per farsi trovare. Resta valido il pezzo di consiglio più noioso, cioè che le fonti primarie citate vanno aperte, perché una parte delle affermazioni non trova riscontro nelle fonti che l'assistente indica.

Fonte: test NPR con NewsGuard pubblicato il 30 agosto 2026, su trenta domande relative a narrazioni false cinesi, iraniane e russe raccolte fra dicembre 2025 e luglio 2026, con sei assistenti e quattro motori di ricerca a confronto

🔒 Cyber Security

PaperCut, il gestore delle stampanti che sta in mezza Europa, ha uno zero-day già sfruttato: patch d'emergenza venerdì e circa mille istanze esposte su internet

Le vulnerabilità sono la CVE-2026-81578 e la CVE-2026-82078 e riguardano PaperCut NG e MF, i due prodotti di gestione della stampa. Secondo l'analisi di Huntress la falla consente a un attaccante non autenticato di prendere il controllo da remoto della configurazione dell'applicazione e di eseguire codice Java dentro il processo. PaperCut ha rilasciato le patch d'emergenza venerdì 28 agosto 2026, fuori dal ciclo ordinario.

Il numero che dice quanto è urgente arriva dalla ShadowServer Foundation: circa mille istanze PaperCut sono raggiungibili da internet, distribuite soprattutto fra Nord America ed Europa. Lo sfruttamento in casi reali è confermato, l'identità di chi attacca no. Fra gli indicatori da cercare ci sono attività anomale del processo pc-app.exe e file server.log troncati o cancellati.

Vale la pena ricordare perché un server di stampa è un bersaglio buono. Sta dentro la rete, parla con la directory aziendale per sapere chi può stampare cosa, e nessuno lo considera un sistema critico. Nel 2023 una falla PaperCut è stata usata come punto d'ingresso in campagne ransomware. Le raccomandazioni del fornitore sono le stesse di allora: aggiornare, staccare il server applicativo da internet e limitare l'accesso agli indirizzi IP fidati.

Fonte: SecurityWeek · 28 agosto 2026, con l'analisi tecnica di Huntress e il dato ShadowServer di circa mille istanze esposte. Le due CVE sono state assegnate dopo la pubblicazione iniziale

Un'agenzia nucleare e una società di ingegneria navale svuotate con due falle vecchie di anni: ownCloud del 2023 e un plugin WordPress del 2024

La ricostruzione riguarda le Filippine e descrive due intrusioni collegate. Nella prima è stata sfruttata la CVE-2023-49105 di ownCloud, un aggiramento dell'autenticazione nel meccanismo degli URL prefirmati che riguarda le versioni precedenti alla 10.13.1. Nella seconda la CVE-2024-28000 del plugin LiteSpeed Cache per WordPress, nelle versioni precedenti alla 6.4.

Dall'agenzia nucleare i ricercatori hanno recuperato circa 372 MB di materiale: il database dei componenti di un reattore di ricerca, la documentazione sulla sicurezza dalle radiazioni, dati personali e documenti di viaggio dei dipendenti, e un insieme di credenziali che comprende chiavi BitLocker e archivi KeePass. Dalla società di ingegneria navale sono usciti 195 MB, fra cui l'archivio completo del sito e un dump del database con le credenziali degli utenti.

Le due CVE hanno una cosa in comune ed è la cosa da guardare. Sono state pubblicate e corrette anni fa. Non si tratta di un attacco sofisticato: si tratta di due installazioni che nessuno ha aggiornato, in due organizzazioni che avevano ottime ragioni per essere aggiornate. Il software che continua a funzionare non chiede attenzione, e per questo non la riceve.

Fonte: analisi tecnica di Hunt.io · 25 agosto 2026 sull'operatore che ha colpito le due organizzazioni filippine, con le CVE-2023-49105 e CVE-2024-28000 e i volumi di dati recuperati; ripresa da The Hacker News

📢 Marketing & Comunicazione Digitale

Dal 30 agosto Google non applica più nello Spazio economico europeo le penalizzazioni manuali sull'abuso della reputazione di un sito

L'annuncio è arrivato il 28 agosto 2026 e la misura è entrata in vigore due giorni dopo. Nell'Area economica europea, cioè i ventisette Stati dell'Unione più Islanda, Liechtenstein e Norvegia, le azioni manuali contro il site reputation abuse non hanno più effetto sui risultati mostrati agli utenti. Le segnalazioni continuano ad arrivare in Search Console, ma la penalizzazione non si vede. Fuori dall'area, tutto resta com'era.

La pratica colpita da quella policy è quella che in gergo si chiama parasite SEO: un sito con buona reputazione ospita contenuti di terzi, spesso commerciali, che da soli non si posizionerebbero mai. Google inquadra la marcia indietro come un adempimento a un mandato della Commissione europea nel quadro del Digital Markets Act, che impone ai gatekeeper obblighi di trattamento equo verso gli operatori commerciali e prevede sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale.

Per chi produce contenuti in Italia la conseguenza è immediata e va guardata senza illusioni. Nei prossimi mesi le prime posizioni su alcune query commerciali potranno essere occupate da pagine ospitate su testate autorevoli, e competere con contenuti propri diventerà più difficile su quelle specifiche parole chiave. Conviene guardare adesso quali sono, prima di leggere il calo di traffico come un problema del proprio sito.

Fonti: ricostruzione di PPC Land · 28 agosto 2026 con il riferimento al Digital Markets Act e alla designazione di Google come gatekeeper nel maggio 2023; segnalazione di Search Engine Roundtable · 28 agosto 2026

La prenotazione entra dentro la risposta: AI Mode di Google traccia i prezzi dei voli, mostra il costo in punti e chiude la prenotazione dell'hotel

Le funzioni annunciate il 27 agosto 2026 sono tre. Il tracciamento dei prezzi dei voli, con avviso via email quando cambiano, è attivo in oltre 180 Paesi. La visualizzazione del costo in punti e miglia dei programmi fedeltà è disponibile a livello globale. La prenotazione dell'hotel, che si completa con Google Pay dopo aver scelto la camera e letto le condizioni di cancellazione, è partita negli Stati Uniti in inglese e verrà estesa nelle prossime settimane.

I partner sono i grandi nomi della distribuzione e dell'ospitalità: Booking.com, Expedia, Marriott, Hilton, Choice Hotels, IHG, Hotels.com, Priceline, Trip.com e Wyndham. Sono loro a gestire la transazione e l'assistenza al cliente dopo il passaggio.

Il punto per chi fa comunicazione non è il viaggio, è lo schema. Fino a ieri la ricerca portava traffico a un sito e la conversione avveniva lì, dove il brand aveva le sue leve: il design, le recensioni, l'offerta, il rapporto. Con la prenotazione dentro la risposta, quel passaggio si accorcia e il brand diventa una voce in un elenco confrontabile. Il turismo è il primo settore in cui si vede, non sarà l'ultimo, e il momento per chiedersi cosa resta della propria pagina quando smette di essere la destinazione è adesso.

Fonte: TechCrunch · 27 agosto 2026, con l'elenco delle funzioni, la disponibilità geografica e i partner; annuncio ufficiale sul blog di Google

💼 Dal Network LinkedIn

Matteo Flora legge il patteggiamento Meta al contrario: quei 16,68 miliardi non sono una sconfitta, sono un prezzo di listino

Il 26 agosto Meta ha chiuso con un patteggiamento la causa americana sulla dipendenza dei minori dai social. L'importo è di 16,68 miliardi di dollari, il titolo ha guadagnato oltre il quattro per cento nel premarket, e nell'accordo non c'è ammissione di colpa. Flora parte da qui e ribalta il titolo dei giornali: chi paga per chiudere una causa prima che i dirigenti salgano al banco dei testimoni non sta perdendo, sta comprando prevedibilità.

La parte che regge il ragionamento è un esperimento vero, e vale la pena raccontarlo per esteso perché spiega il meccanismo meglio di qualsiasi commento. Fra gennaio e giugno del 1998 Uri Gneezy e Aldo Rustichini seguirono per venti settimane dieci asili privati di Haifa. Alla quinta settimana introdussero una multa di dieci shekel per i genitori che arrivavano tardi a riprendere i figli. I ritardi, invece di calare, raddoppiarono. Alla diciassettesima la multa fu tolta, e i ritardi rimasero al livello alto. Il lavoro si intitola "A Fine is a Price" ed è uscito sul Journal of Legal Studies nel gennaio 2000.

Il meccanismo è tutto lì. Finché arrivare tardi era scorretto, la maggior parte dei genitori non lo faceva. Nel momento in cui è diventato acquistabile a dieci shekel, è diventato una scelta come un'altra, con un prezzo scritto sopra. E quando il cartellino è stato tolto, la norma sociale che nel frattempo si era spenta non si è riaccesa da sola.

Due dettagli del post non si confermano e li lasciamo cadere invece di riportarli. Il numero di stati coinvolti non torna fra le fonti: nel post sono quarantasette, mentre Forbes Italia riferisce di ventinove stati come firmatari della causa federale depositata in California. Anche l'interruzione del processo al settimo giorno su sei settimane previste è una ricostruzione che non abbiamo trovato confermata altrove. L'importo, la reazione del titolo e l'assenza di ammissione di colpa reggono invece su fonte indipendente.

Per un'impresa il ragionamento si sposta di lato ma non cambia forma. Ogni volta che una regola interna viene sostituita da una penale, si sta dicendo alle persone che quel comportamento ha un prezzo e che il prezzo si può pagare. Vale per i ritardi sulle consegne, per le clausole di riservatezza, per le policy sull'uso degli strumenti aziendali. La domanda da farsi prima di scrivere l'importo è se si vuole scoraggiare il comportamento o tariffarlo, perché sono due cose diverse e la seconda si ottiene facilmente per sbaglio.

Fonti: post LinkedIn di Matteo Flora e articolo sul suo sito · 27 agosto 2026, testo fornito; importo di 16,68 miliardi di dollari, rialzo del titolo oltre il 4% nel premarket e causa federale depositata da ventinove stati da Forbes Italia · 26 agosto 2026, con Ansa dello stesso giorno; assenza di ammissione di colpa da L'Indipendente · 27 agosto 2026; esperimento di Uri Gneezy e Aldo Rustichini su dieci asili privati di Haifa fra gennaio e giugno 1998, pubblicato sul Journal of Legal Studies nel gennaio 2000

🍎 Focus Apple

Apple ha diramato gli inviti: l'evento è il 9 settembre alle 19 italiane e lo slogan scelto è "Surprise and shine"

L'invito è stato diffuso nei giorni scorsi e fissa l'appuntamento per mercoledì 9 settembre 2026, alle dieci del mattino sulla costa del Pacifico, che da noi sono le sette di sera. L'immagine mostra il logo illuminato con il sole che ci filtra attraverso. La data e lo slogan sono gli unici due elementi ufficiali: tutto il resto, per ora, è ricostruzione della stampa specializzata.

Fra i prodotti attesi le testate indicano iPhone 18 Pro e Pro Max, il primo iPhone pieghevole, Apple Watch Series 12, Watch Ultra 4 e AirPods di quinta generazione. Sono attese, non conferme, e conviene trattarle come tali fino al 9 settembre.

C'è un dettaglio di calendario che vale più dei rumor. L'evento cade otto giorni dopo il 1° settembre, cioè dopo il passaggio di consegne fra Tim Cook e John Ternus alla guida dell'azienda. È il primo keynote della nuova gestione, e per chi gestisce un parco di dispositivi Apple in azienda le cose da guardare non sono i prodotti sul palco ma quelle che si annunciano intorno: durata del supporto ai modelli più vecchi, condizioni dei programmi per le imprese, listini.

Fonte: invito ufficiale Apple per l'evento del 9 settembre 2026 con lo slogan "Surprise and shine", riportato da iSpazio · 30 agosto 2026 e da Macitynet. I prodotti attesi sono indiscrezioni della stampa specializzata, non annunci

🚗 Focus Automotive & Fleet

Nel primo semestre un'auto immatricolata su tre in Italia è a noleggio: il canale tocca il 33,4%, ma dentro il dato le due metà vanno in direzioni opposte

L'analisi ANIASA-UNRAE su dati Dataforce mette il noleggio al 33,4% delle immatricolazioni nazionali nei primi sei mesi del 2026, circa quattro punti in più rispetto a dicembre 2025. Sotto quel numero unico ci sono però due andamenti diversi: il breve termine cresce del 23,67% con 53.243 veicoli, il lungo termine cala del 4,13% fermandosi a 112.561 immatricolazioni.

Il calo del lungo termine, secondo gli analisti, è un ritorno alla normalità dopo i volumi eccezionali del 2025, gonfiati da una grande fornitura pubblica. È la lettura che regge meglio, perché il resto degli indicatori non racconta un settore in difficoltà. Nel breve termine le ibride plug-in sono più che triplicate e valgono ora il 18% del segmento, mentre la benzina resta al 50%.

Nella classifica del lungo termine auto, Ayvens guida con il 28% di quota, davanti ad Arval al 19,4% e a Volkswagen Leasing al 15,4%. Per chi rinnova la flotta quest'autunno il dato utile è la crescita del plug-in nel breve termine, che è il segmento dove le scelte si fanno sul costo immediato: se lì la formula sta passando, vuol dire che i conti tornano anche senza un orizzonte di quattro anni.

Fonte: analisi ANIASA-UNRAE su dati Dataforce sul primo semestre 2026, ripresa da Fleet Magazine · 6 luglio 2026, con quote di mercato, immatricolazioni e classifica degli operatori

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Le istanze di PaperCut raggiungibili da internet secondo la ShadowServer Foundation, mentre lo zero-day sui prodotti NG e MF risulta già sfruttato in casi reali e la patch d'emergenza è uscita venerdì 28 agosto, fuori dal ciclo ordinario. Sono soprattutto in Nord America ed Europa. Un server di stampa non compare quasi mai nell'elenco dei sistemi critici, però sta dentro la rete e parla con la directory aziendale per sapere chi può stampare cosa. Nel 2023 una falla dello stesso prodotto è stata usata come punto d'ingresso in campagne ransomware. (Fonte: ShadowServer via SecurityWeek, 28 agosto 2026)
Citazione
"Nei prossimi mesi gli attacchi informatici potenziati dall'IA saranno molto più diffusi e sofisticati"
— Dalla lettera aperta sulla difesa informatica firmata da 116 fra aziende e organizzazioni e coordinata da OpenAI, 27 agosto 2026. Fra i firmatari Anthropic, AWS, Cisco, Cloudflare, CrowdStrike, Google, Microsoft, Oracle. Va letta sapendo chi l'ha scritta, cioè le stesse aziende che vendono i modelli e gli strumenti per difendersene, e sapendo che è arrivata dopo i primi attacchi condotti tramite chatbot pubblici, non prima.